Amelia Fiorin: “La popolazione dei patologici è eterogenea”

No, non è storia recente l’eccesso nel gioco d’azzardo. Affonda le sue radici addirittura nell’antichità. Prima che l’offerta diventasse così ampia, però era limitato a casinò, ippodromi, bische e centri scommesse. Amelia Fiorin, psicologa referente dell’Ambulatorio del Gioco Problematico dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, dà comunque un limite temporale ben preciso all’invasione dei giochi d’azzardo in Italia: “Il 1992, quando fu introdotta la seconda giocata al Lotto e nacquero le lotterie istantanee. E, gradatamente, furono concesse sempre più autorizzazioni alle sale per le scommesse”.
In particolare nelle grandi città, giocare diventa facilissimo, sotto casa. “Nel 2000 il cambiamento arriva pure nei nostri piccoli paesi: i casinò entrano in crisi, proliferano le nuove sale VLT”. E dai tabaccai inizia la corsa al Gratta e Vinci e non solo. “Prima andare al Casinò era eccezionale, ora il comportamento del gioco diventa normale, consuetudine. E’ facilmente ripetibile e accessibile a chiunque”. Il comportamento di dipendenza si sviluppa in modo rapido: gioco sociale, gioco problematico, gioco patologico.
“Tre sono i meccanismi psicologici del Gap, Gioco d’Azzardo Patologico. Condizionamento classico operante (stimoli, suoni, ambienti confortanti e rilassanti), rinforzo intermittente (la vincita o la quasi vincita), il sollievo che c’è finché si resta nell’area di gioco e che fa passare ansia e rabbia”.
Solo nel 2013 il gioco d’azzardo è stato riconosciuto come disturbo di dipendenza. Dice la dottoressa: “La popolazione dei giocatori patologici è eterogenea e possiamo trovare sia giocatori condizionati dal comportamento, sia giocatori emotivamente vulnerabili, sia quelli che presentano importanti tratti impulsivi e deficit dell’attenzione. Per ogni sottogruppo, i servizi di cura hanno pianificato interventi diversi”.
Discorso lungo e complesso anche quello della prevenzione: “Serve il livello strutturale che coinvolge prefettura, aziende socio-sanitaria, Comuni, guardia di finanza. Il livello dell’informazione e della sensibilizzazione sui rischi; il livello educativo che si rivolge alle scuole con la programmazione di progetti specifici”.

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