Erminia, giocatrice compulsiva: “Mio marito non voleva più vedermi”

Si definisce una giocatrice compulsiva. Ha solo 34 anni, ma già una figlia di sei anni e un marito. Da quattro anni è incappata nella rete della ludopatia. Iniziando in modo innocente, con i biglietti del ‘gratta e vinci’. Erminia racconta la sua dolorosa vicenda, ripercorrendo un vero e proprio calvario.
“All’inizio compravo un biglietto al giorno, poi ho raggiunto una certa indipendenza economica e ho iniziato a comprare sempre più gratta e vinci. A volte vincevo, somme irrisorie però, che investivo sempre nello stesso gioco”. Il baratro è arrivato improvviso: “A un certo punto, ciò che guadagnavo non bastava più a coprire il mio bisogno di giocare. Ho cominciato a prendere soldi che sarebbero serviti per la famiglia. Mi dicevo: vinco e li rimetto lì dove stavano. E invece, il debito saliva”.
Con il conto pari a zero, Erminia ha chiesto prestiti ai suoi: “Ma loro non li avevano, la somma da coprire era troppo alta. Hanno raccontato la verità a mio marito, io non ne avevo il coraggio”. Il matrimonio non è finito, ma ci è mancato poco: “Lui non voleva più vedermi, sono andato a stare dai miei genitori. Ho capito adesso che avevo toccato il fondo”. Arriva un aiuto finora mai considerato, quello del parroco. “Mi ha indirizzato al gruppo di giocatori anonimi. Siamo riusciti a convincere mio marito a partecipare almeno alla prima seduta. Dopo un mese, son tornata a vivere con lui, che ha capito che la mia è una malattia. Dormiamo ancora in stanze separate, ma stiamo acquisendo consapevolezza. Non sono ancora guarita, ma uno spiraglio di luce c’è”.
Soprattutto, “ho smesso di vivere nell’angoscia e con il peso di dire bugie. In famiglia si è ristabilita serenità”. Dal baratro andata e ritorno (si spera definitivo). Ovvero, quando arrivi così vicino al precipizio che un solo passo in avanti ti avrebbe fatto cadere. Ma un angelo ti ha raccolto in tempo.

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