Federazione Italiana Cricket, un buon esempio di integrazione

Kelum Perera è responsabile dell’attività sportiva e sviluppo presso la Federazione Cricket Italiana, è stato nominato dal Consiglio Federale Responsabile delle squadre nazionali per l’anno 2017. Con un’esperienza decennale come atleta oltre che allenatore è stato insignito nel 2005 del premio atleta dell’anno. Ha partecipato alle qualificazioni dei mondiali tenutesi negli anni 2005, 2007, 2008 e all’ Italian Cricket Academy di Melbourne (2005/2006). Inoltre ha ricoperto il ruolo di Capitano in tutte le rappresentative Nazionali Giovanili Europee tra il 2001 ed il 2007. Nel 2009 gli è stato conferito il riconoscimento come Miglior Allenatore d’ Europa Under 25 dall’ International Cricket Council, England and Wales Cricket Board e Sky sport e nello stesso anno è stato eletto come rappresentante dei tecnici nel Consiglio nazionale del CONI. Come allenatore della Nazionale Under 15, ha vinto i campionati europei di cricket del 2009, mentre con la Nazionale Under 17 si è classificato secondo agli Europei di categoria nell’anno successivo.
Quando e come ha iniziato a giocare a cricket?
Da ciò che ricordo avevo poco più di 5 anni, e seguivo papà quando giocava nel campionato italiano. Come per qualsiasi altro bambino italiano o comunque nato in Italia, il calcio è il primo amore. Ho iniziato a praticare il cricket perché papà voleva che seguissi le sue orme, ma soprattutto perché continuava a dire, che mi avrebbe insegnato tanto, di stare al mondo se giocato nel rispetto dello spirito del gioco. È stato poi, un progressivo innamoramento, per via dei suoi valori, il FairPlay, il rispetto dell’avversario, degli arbitri, per le tante persone e culture che ho conosciuto girando il mondo.
Che cosa è il cricket per Lei?
Una passione, che è oggi anche il mio lavoro. Questo sport mi ha dato tanto e ogni giorno cerco di restituire qualcosa.
Allenare le Nazionali: impegni, obbiettivi, sogni.
Sono stato nello staff tecnico delle nazionali per diversi anni, praticamente subito dopo aver smesso l’attività da atleta. Dallo scorso anno sono stato nominato responsabile, ed e sicuramente un’enorme responsabilità. Questo anno, siamo impegnati nel girone europeo delle qualificazioni mondiali del formato T20 del gioco, quello più veloce, quello più spettacolare. Obiettivo è fare bene e passare il turno, per giocarci poi questo altr’anno tutte le chance per entrare al Mondiale. Il sogno. Sono un po’ dibattuto, perché in realtà sono due. Uno partecipare alla fase finale del Mondiale, cosa in cui come Italia non siamo mai riusciti. Dall’altra partecipare alle Olimpiadi, il che significherebbe, che finalmente il cricket è stato inserito nel programma dei Giochi Olimpici.
Come La fa sentire essere il primo membro del Consiglio Direttivo Coni figlio di immigrati?
Entrai nel Consiglio nazionale del CONI nel 2009, e confesso che ero un po’ spaesato. Pian piano, ho imparato e credo di fare bene al momento. Una cosa e certa, vuole significare che gli immigrati e i loro figli non sono sempre un danno per il paese, come spesso ultimamente li si vuole fare vedere. Chi sbaglia è giusto che paghi, ma condannare a priori è sbagliato.
Quali sono gli obbiettivi e i progetti Coni per lo sviluppo del movimento Cricket in Italia?
Siamo una realtà piccola se paragonata alle altre Federazioni. Credo però fermamente che ci sia un grande potenziale. Il cricket e il secondo sport al mondo per numero di praticanti, che ad oggi si possono quantificare in più di 2 miliardi, giocato in 105 paesi, ed in 8 di questi e di fatti sport nazionale: Australia, Inghilterra, Sud Africa, Pakistan, India, Sri Lanka, Bangladesh, Nuova Zelanda e le Indie Occidentali (le isole caraibiche per intenderci). Sa quante persone di questi paesi, vivono in Italia? Poco meno di 1 milione. Questo è il bacino principale, per un semplice motivo. Queste persone conoscono culturalmente il gioco del cricket, e vivono in Italia.
Il Cricket, quindi, è un buon modello per l’integrazione?
I fatti dicono di sì, ma sono sicuro si possa fare meglio. Abbiamo squadre che giocano nei campionati federali che hanno 7-8 nazionalità diverse nei propri organici e a volte gli atleti sono di Paesi che sentiamo spesso nella cronaca internazionale.
Un commento sullo scandalo in Australia: cosa ne pensa? Cosa spinge un giocatore a barare?
Sicuramente una cosa grave, per il mondo del cricket, visti i valori e i principi che le dicevo prima. Non si può fare e non si deve fare. Non credo che in quei momenti si tenga realmente conto di ciò che si sta facendo ma solo soprattutto di quelle che sono le reali conseguenze delle proprie azioni. Il capitano australiano e stato sospeso per un anno, e per un anno ulteriore non potrà ricoprire ruoli di leadership nelle proprie squadre. E da quanto sta emergendo dalle varie indagini, non era a conoscenza del piano, ma sapeva che i compagni avrebbero fatto qualcosa. Ed è stato punito perché non ha fatto nulla per fermare ciò. Il tutto ha causato la perdita di tutti contratti, sponsor inclusi. Si parla di circa 8 milioni.

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