Gioco d’azzardo: cosa dice la giurisprudenza italiana

12 Apr 2018 0 Di il cosmo

Il gioco e la scommessa costituiscono oggi una vera e propria piaga sociale. Negli ultimi anni si è assistito ad un notevole incremento del gioco e di scommesse sia in termini di tempo che in termini di spese. Ciò è dipeso dalle scelte politiche degli ultimi vent’anni che hanno ampliato le forme di gioco esistenti: le estrazioni del Lotto e del Superenalotto sono state rese più frequenti, sono stae ammesse le sale scommesse sino ad arrivare alle slot machine e alle scommesse online.
Dal punto di vista giuridico il gioco e la scommessa vanno annoverati tra i contratti aleatori. Il rischio è l’elemento che li caratterizza. Al momento della stipulazione di tali contratti le parti non conoscono se dal rapporto contrattuale saranno avvantaggiate o meno. Ció dipende infatti dal verificarsi di un evento futuro e incerto.
Si possono individuare tre categorie di gioco e di scommessa: quelli tollerati, quelli vietati e quelli tutelati.
Sono tollerati i giochi e le scommesse rispetto ai quali l’ordinamento è neutrale. In particolare lo Stato non ritiene che tali giochi e scommesse siano meritevoli di tutela, ma neppure li vieta. In questi casi chi adempie ad un debito derivante da tali giochi e scommesse non puó chiederne la ripetizione. Il pagamento, in quanto ai suoi effetti, è equiparato all’adempimento di un dovere morale. Pertanto non viene riconosciuta la possibilità di adire il giudice per ottenere il pagamento di quanto è stato oggetto della scommessa o del gioco.
Sono tutelati invece i contratti di gioco e di scommessa che l’ordinamento ritiene meritevoli di tutela. Da tali contratti sorge un vero e proprio diritto di credito che è azionabile in giudizio.
Infine, sono vietati i giochi quando la valutazione di merito si risolve negativamente. Il divieto penale (718 e s.s. del codice penale) determina la nullità del contratto sul piano civilistico. Di conseguenza l’indebito è ripetibile.
A tale tripartizione si contrappone poi chi sostiene che anche il dovere di pagamento di debiti di gioco e scommessa vietati siano da equiparare, in quanto ad effetti, sul piano civilistico all’adempimento di un dovere morale. Di conseguenza esisterebbero solo giochi e scommesse tollerati e tutelati.
Alla luce della disciplina illustrata emerge quindi una generale ammissione dei giochi e delle scommesse, salvo quanto espressamente vietato dall’ordinamento.
Sebbene ciò abbia senza dubbio recato giovamento alle casse dello Stato, oggi più che mai occorre riflettere sull’effettiva utilità dei giochi e delle scommesse. In particolare bisognerebbe chiedersi se i vantaggi economici che lo Stato trae possano giustificare le conseguenze estremamente dannose sia sul piano economico che su quello sociale per la popolazione. Il gioco e le scommesse non creano infatti benessere, ma anzi erodono i risparmi accumulati dalle famiglie, impoverendole e in taluni casi nuocendo addirittura alla loro salute. Si deve peraltro considerare che il fenomeno non riguarda solo una piccola parte della popolazione, ma sia i giovani che le persone più anziane vengono indistintamente colpite.
Forse le valutazioni fatte sul tema più di un secolo e mezzo fa’ possono tornare utili: “Nulla è più contrario all’educazione civile di un popolo, che la credenza di poter migliorare la propria sorte che con altri mezzi che il lavoro e l’economia e di poter fare assegnamento sopra giuochi e fortuna” (Relazione al reale decreto 29.6.1865 n. 2400).