Giulio, schiavo del gioco: “Ma ora so che esistono gli angeli”

Tra gli schiavi del gioco d’azzardo c’era Giulio. E usa una metafora che forse proprio coloro che hanno conosciuto questa vita possono comprendere: “Hai presente quando sei davanti a una slot e hai un’ultima moneta e disposizione? Ecco, non buttarla, usala per telefonare a qualcuno a cui vuoi bene e riprenditi la tua vita”. Non bisogna vergognarsi: “E’ più deprimente distruggere ciò che ci circonda che ammettere di avere una dipendenza, non trovi?”. Da un anno, Giulio – che ne ha 42 – non gioca più: “Avevo 13 anni quando sognai mio nonno, lo raccontai alla domestica di casa che mi sfornò tre numeri, due dei quali furono estratti”. Così è salita la febbre del gioco. “Ho iniziato a sperperare. Mio papà giocava sempre al totocalcio ed era circondato di prestigio; io volevo seguire le sue orme. Vivevo nel lusso e non davo valore ai soldi. Giocavo, tanto”. Succede qualcosa, però, Il ricco genitore perde tutto: “Io avevo costruito un’attività che procedeva bene, ma sono stato in grado di distruggerla a causa della mia dipendenza. Ho perso moglie, famiglia, i soldi. L’unica cosa che non riuscivo a perdere era la voglia irrefrenabile di giocare ogni euro che mi capitava tra le mani”. Si racconta senza peli sulla lingua, Giulio: truffa, appropriazione indebita, falso: “Ho protestato la mia ex moglie e mia sorella, con cambiali a firma falsa. Ho giocato i soldi che stavo portando alla mia ex moglie per mantenere i nostri due figli, soldi che mi aveva generosamente prestato la mia compagna”. È lei che capisce che le cose non vanno. È il 2008. Lo aiuta a prendere contatti con chi può tirarlo fuori: “La data dell’incontro era lo stesso in cui si era sposata mia mamma. Ho pensato che fosse lei a volermi lanciare un messaggio, che lei poteva ancora festeggiare su questa terra se io avessi risposto”. Così Giulio si redime, poco alla volta: “C’è tutto un mondo fuori dal gioco. Esiste Dio, gli angeli, le altalene, la neve, i fogli bianchi o disegnati, mia mamma in cielo e mio papà in una casa di riposo. Esiste la mia compagna, la mia vicina di casa, il lavoro, la vita. Ecco, per questo, quell’ultimo gettone va utilizzato per chi ci vuole bene e può aiutarci davvero”.

 

Rispondi