Il Peter Pan degli ippodromi è diventato grande

“Come si fa a smettere di giocare? Bisogna avere il desiderio di smettere”. Detto così, pare facile. Ma non lo è stato per Andrea, che forse ha sfogato proprio in quella dipendenza il mancato affetto dei genitori quando era piccolo: “Non ho ricevuto una sana dose di amore, di fiducia, di autostima, di equilibrio. Il disordine per me è sempre stato la normalità”. E poi, “il gioco mi gratificava”.
I cavalli, la sua passione: “Quando quello su cui avevo puntato, vinceva, mi facevo i complimenti e lo urlavo ai quattro venti. Mio papà non mi aveva mai insegnato il significato di ‘bravo’”. Andrea l’ha imparato così, in modo insano: “Non avevo ricevuto sani limiti, non sapevo esistessero confini. Per me ogni cosa era lecita. Cercavo tutto ciò che significasse rischio, trasgressione, eccitazione. Ho giocato con la mia vita e con quella altrui, incapace di volermi bene e di volerlo agli altri”.
Ammette: “Era bello fare il bambino piccolo e capriccioso”. Anche da adulto. Benché ora siano 12 gli anni di astinenza dalle scommesse: “Sto imparando la differenza tra il vivere e il sopravvivere. Mi sono perdonato e ho fatto lo stesso con la mia famiglia d’origine. Quel poco che ho ricevuto era il massimo che potessero darmi”. Andrea ha 37 anni e lancia un messaggio forte a chi è ancora dentro questo gorgo: “I cambiamenti si possono fare. Basta avere un piccolo, ma importante e fondamentale requisito: il desiderio di smettere di giocare”. Ora lui ha imparato che c’è tanto altro nella vita: “Ci sono parole come amore, stima, amicizia, rispetto, fiducia, benessere, responsabilità, perdono, pazienza, tolleranza, serenità, pace, dialogo, forza, coraggio, consapevolezza, fratellanza, cambiamento, recupero, crescita”. Il Peter Pan degli ippodromi è diventato grande.

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