Pet Therapy, quando un cucciolo può salvare la vita

12 Aprile 2018 0 Di il cosmo

La dottoressa Spartia Piccinno è la presidente e fondatrice dell’Associazione Italiana Pet Therapy, ente nato nel 1998 e attivo sul territorio in asili, scuole, ospedali e in molte altre iniziative. Piccinno, dopo una formazione divisa tra prestigiosi istituti italiani ed esteri, attualmente insegna in Svizzera presso la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera italiana e presso l’Università Cattolica di Milano nell’ambito del Master in Pet Therapy. L’idea di aiutare l’uomo attraverso il cane è nata grazie “al Suo grande “muso ispiratore” Max, splendido Labrador Retriver, in grado di donare amore e gioia infiniti”. Nel 2015 è stata ammessa al tavolo tecnico dei medici del Ministero della Salute in merito agli Interventi Assistiti con Animali. La più famosa dei “co-terapeuti” è Boh, cane San Bernardo donata da Striscia la Notizia all’Associazione nel 2004. Le Terapie Assistite con animali possono essere impiegate per molti disturbi in tutte le fasce di età: autismo, malattie degenerative legate all’età e psichiatriche, disabilità, disturbi alimentari.

Dove e quando si diffonde la Terapia Assistita con Animali in Italia?

«La Pet Therapy in Italia inizia a diffondersi praticamente quando l’Associazione Italiana Pet Therapy viene fondata. Siamo i primi ad occuparci di interventi assistiti con animali. Prima non se ne parlava. Si tratta dell’impiego da parte di personale qualificato e che fa parte dell’ambito sanitario di animali a beneficio degli esseri umani. Durante la mia formazione sono entrata in contatto con altre realtà in Europa e oltreoceano dove studi e pratiche sono molto sviluppati. Combinazioni ed eventi favorevoli, soprattutto nel 2004 e 2005 con Striscia la Notizia, quando ci è stata donata Boh, hanno fatto sì che iniziassimo ad avere risposte dal territorio. Noi ad esempio operiamo al Gaslini e al David Chiossone di Genova e in quest’ultimo abbiamo a che fare con la riabilitazione di bambini ciechi, ipovedenti ed autistici. Nel 2000 varie realtà italiane con parametri e criteri seri adottano questo tipo di terapia: il Centro Capua a Milano, con la riabilitazione equestre, è diventato un vero servizio pubblico grazie ad una fattoria aperta agli ospiti dell’ospedale e a persone esterne. O anche l’ospedale pediatrico Meyer negli stessi anni ha iniziato ad usare gli animali per confortare i piccoli dell’ospedale. Nel 2015 il Ministero della Salute ha stilato delle linee guida per gli interventi assistiti con animali, che negli ultimi due anni sono state recepite da tutte le regioni italiane».

Perché portare questa attività nelle scuole?

«L’Attività Assistita con Animali è un’attività ludico ricreativa che nei nidi, nelle scuole materne ed elementari ha l’obiettivo di far giocare i bambini con il cane facendo passare il messaggio di socialità e il rispetto dell’altro in quanto persona diversa da noi. Di conseguenza si otterrà un aumento di capacità di comunicazione con le persone e con gli animali creando da un lato sostegno, incentivando la socialità e la prevenzione nell’approccio corretto con l’animale, evitando comportamenti scorretti in futuro che possono portare a “morsicature” o atteggiamenti negativi verso i cani; dall’altro edicazione in merito alla socializzazione, sull’integrazione dei bambini in difficoltà o di cultura diversa, è un elemento di facilitazione sociale».

Che sostegno può dare agli anziani?

«Dal punto di vista terapeutico è un grande aiuto per i malati di Alzeimer o demenza senile, patologie sempre più diffuse in una società che invecchia. Ad una naturale degenerazione dei neuroni, il paziente inizia ad avere problemi di memoria e non solo. L’attività con gli animali andrà a tradursi in un miglioramento delle attività comunicative, cognitive e motorie, anche con la semplice conduzione di un cane in un semplice percorso ad ostacoli. Cerchiamo di sostenere il cervello con uno stimolo positivo che tende a far migliorare la vita della persona stessa. Aiuta anche la il trattamento della depressione: l’anziano non si sente più parte della società e si ritrova in uno stato di ritiro depressivo. È normale che se un anziano viene accompagnato da mani esperte ha uno slancio, uno spunto, elementi che sollecitano gli aspetti del fare e del pensare. Fare qualcosa con un cane ad esempio può spingere ad alzarsi dal letto e dalla sedia innescando un circolo virtuoso del rimettersi in moto».

Come è d’aiuto nei casi di autismo?

«Il trattamento assistito con animali può essere impiegato anche nel trattamento dell’autismo. Lo spettro autistico è la difficoltà nella comunicazione verbale, nella sfera della comunicazione mimica. Il cane può essere molto utile perché parla la stessa lingua in tutto il mondo con tutti. È ripetitivo e prevedibile. Il trattamento può aumentare e modificare il comportamento della persona autistica incentivando le relazioni, la comunicazione e la cognizione».

Un esempio a riguardo si può prendere da un caso studio della Dott.ssa: con l’aiuto di Max, un labrador “esperto”, è riuscita a far migliorare le condizioni di un bambino di 4 anni affetto da una grave forma di autismo e totalmente incapace di relazionarsi con le persone. Dopo un lungo periodo di terapia passando dal rapporto con il cane a quello con la sua terapeuta, Andrea è riuscito a relazionarsi con il mondo esterno facendo passi da gigante nonostante la gravità della sua situazione riuscendo a comunicare.

Quali sono gli animali adatti alle terapie?

«Cani, cavalli, gatti, conigli e asini sono quelli che le linee guida hanno scelto come privilegiati, ma ci sono altri animali, anche se non ci sono ancora studi scientifici approfonditi, come le galline ornamentali da compagnia. È interessante riuscire ad addestrare una gallina con condizionamenti e premi, sono semplici da trasportare, economici da mantenere e sono animali simpatici. Uno dei punti principali è quello di tutelare anche gli animali che utilizziamo. Ad esempio, non serve un cane di razza, ma un’attitudine alla collaborazione con gli umani, devono essere attratti da noi. Ci sono delle caratteristiche riscontrabili fin da cucciolo, già nei primi 40-50 giorni di vita con la mamma. Quelli ritenuti idonei vengono condizionati a sopportare certe situazioni psichiche, come le urla e i movimenti bruschi di un bambino autistico. Inoltre è molto importante il legame che c’è tra il terapeuta e l’animale stesso».

Molti progetti sono stati attivati negli anni 2000 e hanno coinvolto bambini autistici, disabili, anziani: Progetto di Ricerca Sperimentale “Pet Therapy Psicomotoria e Autismo” in collaborazione con il Reparto di Neuropsichiatria Infantile dell’Istituto G. Gaslini di Genova e l’ASL 3 Genova, svoltosi nel biennio 2003/2005 presso l’Istituto David Chiossone di Genova. Progetto di Terapia Psicomotoria Assistita con Animali presso il centro diurno A.N.F.F.A.S. di Genova iniziato nel 2010 e terminato nel 2012. Attività di Pet Therapy Psicomotoria sul morbo di Alzheimer presso la Residenza per l’Anziano di Parona (Vigevano), nel periodo 2008/2010. Progetto di Attività assistita presso la Residenza protetta “Magnolia” di Genova svoltosi dal 2008 al 2010. Progetto di Attività Assistita con Animali presso la Comunità Terapeutica Psichiatrica del Gruppo Redancia dal 2009 al 2011. Progetto di Attività Assistita con Animali presso l’Istituto Medico Pedagogico Residenziale e Ambulatorio A.S.L. di Toirano (SV) iniziato nel 2010 attualmente in corso. Progetto di educazione Assistita con Animali presso l’Asilo Nido “Il Flauto Magico” di Ceriale (SV) svoltosi nell’anno 2009/2010 con bambini nella norma. Progetto di ricerca sperimentale “Applicazione della pet therapy psicomotoria nell’adulto psichiatrico in R.S.A.” presso la Residenza Protetta “Skipper” di Masone (GE) nel 2012.

Inoltre, presso l’Associazione, sono attivi corsi di formazione e il primo baby parking per bambini fino ai 10 anni con l’ausilio della Pet therapy, con sede a Belforte Monferrato.