Roberto, ex gestore di una Sala Slot: “Ho visto tante persone rovinarsi la vita”

Roberto aveva un rapporto quotidiano col mondo del gioco d’azzardo: era il mondo che si era costruito orgogliosamente, in cui aveva investito molto e in cui credeva di aver trovato il proprio futuro. Poi, improvvisamente, c’è stata un’inversione di marcia.
No, non stiamo parlando di un giocatore “pentito”, ma, più stranamente, dell’ex gestore di una innovativa Sala Slot che qualche anno fa attirava il pubblico ingenuo di un comune nel milanese.
Roberto, giorno dopo giorno, faticava a riconoscersi nella causa di famiglie rovinate e sogni infranti. Per lui il problema è tutto nella mancanza di stima in se stessi e l’educazione, anche in questo caso, deve partire in famiglia e a scuola. Di seguito l’intervista a una persona che per sentirsi soddisfatta ha voluto chiudere ogni legame con la “sala del vizio”, dove si gioca per vincere tristezza.
Per quanto tempo hai gestito una Sala Slot?
Per circa 3 anni
Cosa ti aveva spinto a prendere questa strada?
E’ stata una scelta imprenditoriale, il mercato del gioco stava subendo una rivoluzione con l’arrivo delle VLT o videolottery che sono delle slot altamente performanti e collegate in rete tra loro che danno la possibilità di vincere fino a 500 mila euro (Jackpot nazionale). Sono macchine che solitamente si trovavano solo nei casino ed era la prima volta che il governo italiano sdoganava le concessioni anche a locali dedicati (sale slot). Avevo immaginato che sarebbe stata un’ottima occasione per cavalcare il business del gioco d’azzardo che rendeva bene.
Come sono cambiate le tue sensazioni, dall’inizio alla fine della tua esperienza? Inizialmente, data l’eleganza del locale e l’euforia di un nuovo business, considerando anche la trafila di permessi ed adeguamenti anche dei locali durata oltre un anno, la sensazione era appagante, ero orgoglioso di far parte di un progetto innovativo. Ero tra i primi in Italia a possedere un vero Mini Casinò e non semplicemente 4 macchinette nel bar. Successivamente ho capito che l’abito non fa il monaco e che tutta quella eleganza degli ambienti progettati per avvallare il relax dell’avventore e migliorare l’esperienza di gioco, era realmente l’esatto opposto del profilo del fruitore del servizio stesso. Gente accanita al vizio, gente strana ed anche poco affidabile in alcuni casi, mentre in altri era gente perbene che si sarebbe dovuta trasformare da lì a poco in una persona dallo sguardo sempre più triste. Stavo realizzando quanto male gli stavo facendo, con la colpa di aver avviato un’attività, senza della quale tanta gente non avrebbe avuto la possibilità di rovinarsi. Ho deciso di vendere e dedicarmi ad altro.
Cosa ti ha sorpreso in quell’ambiente?
L’ambiente ed il tipo di attività mi ha sorpreso in tanti aspetti. Mi sono sorpreso quando ho visto giocare una signore di 82 anni che con disinvoltura e tranquillità inseriva banconote da 500 euro ed accendeva la sua ennesima sigaretta come se fosse la cosa più normale del mondo. Certo non stava ammazzando nessuno, ma non te lo aspetti da una persona con la fisionomia di tua nonna che l’hai sempre vista più a suo agio in una cucina con un sacchetto di farina che in una sala slot a farsi ipnotizzare dai colori del display che donava combinazioni sempre più costose.
Mi sono stupito, quando ho visto vincere per la prima volta una cifra di oltre 2 mila euro ad una coppia di marito e moglie che settimanalmente ci venivano a trovare. La sorpresa maggiore è che la stessa coppia gli ha ripersi la sera stessa e nella propria disperazione, ha avuto il coraggio di chiedere un piccolo prestito per avere la possibilità di recuperare. Dopo poco la legge sul contante cambiò e le vincite sopra i 999,99 si potevano ritirare solo con assegno.
Mi sono stupito quando una povera donna è entrata in sala molto arrabbiata e nervosa ed è praticamente saltata sul marito che era cliente abituale perchè si era appena accorta che si era praticamente prosciugato l’intero mutuo che la banca gli aveva concesso per l’acquisto di una casa. In poche settimane aveva infranto i sogni di una vita. Mi sono stupito altre mille volte, per ragioni diverse, ma mai per avvenimenti gioiosi.
Traccia il profilo del giocatore d’azzardo medio.
Il giocatore medio è una persona normalissima, tranquilla, educata, rispettosa e tante volte timida o per lo meno riservata. Non c’è un profilo preciso. Si va dal ragazzo represso che vive a casa dei nonni, all’imprenditore di successo passando dalla pensionata o dal disoccupato. Hanno in comune la voglia e la dipendenza di quella piacevole sensazione che ti provoca una combinazione vincente. Quando la macchinetta ti dona combinazione vincente, è come quando un tossico si inietta la fantastica dose o un alcolizzato trova finalmente un bar aperto. Il giocatore, chi più chi meno, cerca quella combinazione e la cercherà sempre più spesso. Continuano ad inserire denaro con l’appetito cannibale in cerca di quella benedetta combinazione che potrebbe non arrivare prima che abbiano speso i loro soldi disponibili o prima della chiusura del locale. Se invece la combinazione arriva subito, non è bello per loro, in quanto non hanno ancora raggiunto l’appetito massimo e quindi e come ricevere un piatto di pasta appena sveglio. La voglia di vincere aumenta in proporzione a quanti soldi stai perdendo.
Ti sentiresti di proporre qualcosa che possa combattere il problema del “gioco patologico”? Non credo che il gioco patologico possa avere delle soluzioni. Come la droga e l’alcool, anche il gioco avrà sempre e comunque delle vittime e non ci sono metodi per combatterlo o stroncarlo. Si potrebbe alleviare o diminuire con politiche dedicate, ma mi sembra che vadano esattamente al contrario. Ci sono le slot dappertutto, quindi quando hai voglia di giocare, è facile trovare un posto e quando non hai mai giocato, ti viene la curiosità perché continui a vederle sulla tua via. E’ molto importante la famiglia e la scuola.
Ti capita di rimpiangere, a volte, quel mondo?
Non rimpiango mai quel mondo. Rimpiango solo il fatto di esserci entrato ed aver conosciuto quel mondo che mi ha fatto capire un sacco di cose tristi e quellesituazioni che non sapevo potessero esistere, adesso non riesco a rimuoverle dalla mia memoria. Vedere tanta gente rovinarsi, non è una bella cosa, quindi se ritornassi indietro, non avrei mai avviato una sala del vizio.
Esistono frequentatori di sale slot solo occasionali che vivono il gioco come momento di svago fine a se stesso?
Si, ci sono giocatori che passano solo il fine settimana, magari dopo una pizza con gli amici e si fanno la loro giocata, ma sono davvero pochi quelli che riescono a
mantenere quel ritmo. La maggior parte sono destinati ad aumentare la dose e quindi a voler assaporare ancora una volta quella benedetta combinazione vincente.
E’ come chiedermi se c’è gente che riesce a fumare solo una sigaretta a settimana. Magari si, ma non so per quanto manterrà quel profilo.
Secondo te, dove risiede il vero problema di chi fa del gioco una malattia?
Credo che il problema di far diventare dipendenti dal gioco risieda nel fatto che probabilmente non si hanno altre situazioni per sentirsi utili. Credo che influisca molto la mancanza di stima in se stessi, anzi, credo che tutto si basi sulla stima in se stessi.

Rispondi