Benvenuti al Centro: Notte di sogni, di coppe e di campioni…

“Notte di sogni, di coppe e di campioni”. Antonello Venditti cantava così prima che la Roma perdesse, all’Olimpico, la Coppa dei Campioni 1983/84 contro il Liverpool, ai rigori. Una tragedia per chi allora era bambino (ma non solo). Tanto più che l’urna rimette di fronte proprio i giallorossi e gli inglesi per le semifinali di Champions League (i tifosi romanisti sono autorizzati a fare tutti gli scongiuri del caso).
Roma e la Roma hanno avuto la loro nottata di sogni, di coppe, di campioni e di rimonte contro il Barcellona: 3-0, a ribaltare l’1-4 del Camp Nou. Come se l’Italia avesse visto il Mondiale, vie, piazze e viali della capitale sono stati invasi da caroselli di auto. Il presidente, italo-americano, si è tuffato nella fontana. Eppure? Eppure la Roma non ha vinto ancora nulla. C’è la doppia sfida con il Liverpool e, in caso di superamento del turno, la finale di Kiev. Ma a Roma funziona così, tanto più se arrivi a simili traguardi 34 anni dopo.
Di tutto il Centro Italia, con Lazio e Fiorentina che talvolta hanno fatto fugaci apparizioni, è la Roma la portabandiera. Ecco perché ci viene da paragonarla alle grandi del Nord Italia, Juventus, Milan e Inter. Avete mai visto qualcuno di questi tifosi fare il bagno in una fontana, nel Naviglio, nel Po, in uno stagno o in una pozzanghera per una semifinale europea raggiunta? Voi direte: bella forza, il Milan in bacheca ne ha 7. Ecco, quindi sta il punto. Non sarà che lassù festeggiano soltanto i trofei e quaggiù, invece, anche (e troppo) pure i traguardi intermedi. Sì, perché pure in campionato capita. La Roma che vince 10 partite di seguito e viene accolta da una folla oceanica all’aeroporto: ricordate? Era il 2013, non tanto tempo fa.
Poi quella Roma di Garcia non tenne il passo della Juventus. Mandando i tifosi – quelli stessi dell’aeroporto – in depressione. Le montagne russe, a Roma e dintorni, sono comuni. Ci si esalta e si piange da un giorno all’altro per il calcio. E questo impedisce, probabilmente, di vincere di più. La Roma ha conquistato tre scudetti in tutta la storia, Lazio e Fiorentina due a testa. In totale: 7. Come la Pro Vercelli.
Va da sé che a Torino, per esempio, ci si arrabbi e si pianga per l’eliminazione con il Real Madrid per qualche ora, ma poi si lavori di nuovo per tornare a vincere. E si riesce anche. Insomma, reazioni più contenute, risultati migliori. Ma se andate in qualche negozio di Roma, trovate ancora cianfrusaglie che ricordano la Roma di Liedholm. O quella di Capello. Tra loro, 20 anni di digiuno circa. Da Capello a oggi, altri 18 anni.
Provate a fare lo stesso a Milano e a Torino: non troverete ricordi dei Triplete, della Champions di Ancelotti o degli scudetti consecutivi della Juventus. Si festeggia quando si vince, ma poi si torna a programmare. Voi direte: al Nord sono freddi, al Centro calorosi. Anche. Ma è meglio essere calorosi e sconfitti o freddi e vincenti? Meglio festeggiare come se non ci fosse un domani o farlo sapendo che un domani c’è e possibilmente deve essere migliore o all’altezza dell’oggi?
Riflettiamo tutti insieme. Un carosello in meno per una semifinale potrebbe valere Kiev. E poi chissà. Notte di coppe e di campioni, senza sogni. O meglio, con un sogno che poi si concretizza. Scommetto che Venditti sarebbe d’accordo.

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