Donzelli (Ordine dei Medici di Terni): “Milano? Mele marce ovunque, ma nostro miglior sistema sanitario mondiale”

“Non è collusione, ma corruzione”. Giuseppe Donzelli, presidente dell’Ordine dei medici di Terni, inizia con il mettere i puntini sulle ‘i’ a proposito dell’inchiesta che riguarda suoi colleghi a Milano. Ma poi spiega: “E’ un’indagine su cui bisogna andare cauti. Se le accuse risulteranno veritiere, allora si potrà parlare più diffusamente della vicenda. Non dimentichiamo che molte inchieste sulla sanità poi non vengono suffragate dai fatti”.
Se, però, la magistratura appurerà che c’è stata corruzione, “questi colleghi dovranno pagare, non solo con i processi, ma anche dal punto di vista deontologico. Il nostro Codice è piuttosto severo da questo punto di vista e si può arrivare alla radiazione”. Donzelli chiede comunque di non gettare fango sulla categoria intera: “Le mele marce ci sono dappertutto. Noi siamo estremamente attenti a far sì che gli iscritti non violino il Codice deontologico. Anche perché i medici non sono di sicuro visti sotto una buona luce, in questo periodo, tanto è vero che si susseguono episodi di aggressioni ai danni di guardie mediche donne e uomini”.
Insomma, non va bene alimentare l’odio. E ci mancherebbe. Il presidente dell’Ordine umbro va oltre: “La sanità migliore al mondo è quella italiana. Lo dicono i numeri. Siamo il Paese dove l’aspettativa di vita è più alta e questo succede grazie alla prevenzione e alle terapie. Naturalmente, anche i costi sono esorbitanti perché, salendo l’aspettativa di vita, aumentano gli acciacchi. Trenta anni fa eravamo a 57 anni di aspettative, abbiamo fatti passi da gigante”. Quindi, “la struttura regge, questo è incontestabile”. Medici bravi e ottimi ce ne sono eccome, nel nostro Paese, ma il futuro si presenta grigio.
“Tra cinque anni mancheranno i medici di famiglia e quelli di medicina generale. Sa perché succederà? Perché lo Stato non assume a causa delle alte spese e i medici che vanno in pensione non vengono sostituiti. Abbiamo fior fiori di laureati e specialisti che si formano in Italia, ma poi vanno a lavorare all’estero”. Donzelli ha sempre sostenuto la sanità pubblica, ma ammette: “Tutto quello che sta succedendo porta i pazienti a rivolgersi alla sanità privata. Da 12 anni manca un contratto di categoria, le medicine vengono a costare moltissimo. Il lavoro, per chi resta, è diventato molto gravoso. Arriveremo veramente a fare come nel film di Sordi in cui ogni visita dura 30 secondi?”.
“La gente si rende conto che non è più possibile avere le stesse prestazioni di anni fa e dunque si rivolge al privato. Sopra a un certo limite, pure il ticket non è più conveniente. Con pochi euro in più, riesco a fare un esame il giorno dopo invece di dover attendere chissà quanto”. Un altro forte rischio si affaccia dunque per le generazioni future: “Che l’aspettativa di vita scenda di nuovo, a causa della mancanza di figure professionali. Solo i più ricchi rischiano di potersi curare”.

Ammette, in chiusura, Donzelli: “Si fa sempre più ricorso all’assicurazione privata, sono le stesse aziende spesso a proporla ai propri dipendenti. E anche io l’ho fatta, per me, perché in ospedale voglio entrarci tranquillo”.Giuseppe Donzelli.jpg

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