L’integrazione passa dalla scuola

19 Aprile 2018 0 Di il cosmo

Se cerchiamo sul dizionario il termine “SCUOLA”, leggeremo che è un’istituzione organizzata per l’istruzione collettiva della gioventù, avviando al possesso di determinate discipline.
Ma siamo certi che la scuola sia soltanto questo?
I nostri scolari passano in quegli edifici una buona fetta della loro giornata: dietro quei banchi nascono amicizie, a volte amori, ci si confidano paure, gioie e si impara a conoscere la vita quotidiana con le sue mille sfaccettature. Siamo certi che la responsabilità della scuola sia soltanto arrivare alla fine del libro?
Quella figura severa nascosta dietro due spesse lenti che usa verifiche e interrogazioni come arma, è inevitabilmente il ponte tra scuola e vita, tra ciò che i nostri giovani trovano sui libri e ciò che scorre al di fuori di quell’edificio. Ebbene sì, così come la mamma e il papà, anche l’insegnante è prima di tutto un educatore, in quella fase in cui i nostri giovani possono facilmente smarrirsi o non sapere da che parte stare.
Il progetto che la Cooperativa VERSOPROBO ha portato avanti con la Cooperativa INTRECCI è partito tutto dall’idea, innovativa, di F. Amato, una prof. che tanto rispecchia il ritratto di “educatrice”.
Per far comprendere al meglio il fenomeno delle migrazioni, la prof. ha pensato dar voce a due gruppi che con le migrazioni ci lavorano giorno dopo giorno e di certo avrebbero potuto trasferire alle giovani menti adolescenti concetti e aspetti difficilmente riportati su libri.
Le due cooperative hanno collaborato alla creazione di un progetto che suscitasse delle riflessioni e sviluppasse un senso critico su uno dei temi più caldi del periodo e, sulla base delle frasi conclusive scritte anonimamente sui post-it, pare ci siano riuscite.
Il progetto ha avuto luogo i giorni 9 e 10 aprile: dopo un’introduzione, gli alunni sono stati coinvolti in un gioco di ruolo in cui hanno dovuto mettersi nei panni del migrante nelle varie fasi che vanno dalla decisione di lasciare il Paese natio fino al passaggio della frontiera e la compilazione di C3 in lingua straniera.
Sono state poi proiettate due videotestimonianze di richiedenti asilo ospitati nelle strutture di Besnate e Samarate che sono l’emblema della perfetta integrazione, essendo riusciti a raggiungere una certa autonomia linguistica e anche economica, visto che hanno trovato un’occupazione.
Nella loro intervista hanno parlato del loro travagliato percorso che li ha portati fino a questo punto, dai drammi della Libia al triste ricordo di un figlio rimasto in patria a cui gli si insegna, via Whatsapp, che “in Italia si dice CIAO”.
Al progetto erano presenti il Direttore della Cooperativa Versoprobo Claudio Berlini, il responsabile di area Michele Bolco, la coordinatrice dei CAS di Samarate e Besnate Silvia Portesan e l’operatrice Antonella Lenge, mentre per la Cooperativa Intrecci hanno condotto egregiamente l’incontro Federica Di Donato e Andrea Martinoli.
I ragazzi sono stati fortemente impressionati soprattutto dal gioco di ruolo e, in occasione della simulazione della compilazione del C3, hanno liberato la loro curiosità facendo domande finalizzate proprio alla comprensione di questo fenomeno.
Gli stessi ragazzi, dopo questa esperienza, guarderanno certamente con occhi diversi i richiedenti asilo presenti sul loro territorio e quando ascolteranno qualche notizia tragica al TG si sentiranno inevitabilmente coinvolti.
Ecco, quando si dice che l’educazione passa anche dalla scuola si pensa proprio a questo…