Siria: un terzo conflitto mondiale nascosto nel nome di attacchi preventivi

19 Aprile 2018 0 Di il cosmo

Ancora bombe sulla Siria. Al termine della Seconda guerra Mondiale, al termine di un genocidio, al termine di quella che probabilmente potremmo definire la stagione più buia della nostra storia, sono state decise, scritte e sottoscritte decine di pagine intrise di rispetto per l’umanità, la vita umana e la dignità dell’essere umano. E’ stata disegnata una linea di confine oltre la quale non si potesse assolutamente andare, oltre la quale il biasimo generale diventasse insopportabile. Eppure siamo ancora oggi qui a parlare di bombe. Di armi chimiche, di nucleare. E’ diventato decisamente troppo semplice aggirare il biasimo generale di facciata scaricando la colpa della violenza ad altri, a fattori esterni, a cause di forza maggiore. Inoltre, tramite le agenzie di Intelligence, è sempre più facile fabbricare prove a proprio favore o a discapito di altri, senza che nessuno venga mai a saperlo, protetti dal Segreto di Stato.
Questo è il meccanismo attraverso cui la vita umana torna a perdere valore, sotto l’occhio disinteressato dell’Occidente civilizzato.
Diventa sforzo superfluo ricercare le cause di un attacco qualsiasi nel mondo: è davvero utile conoscere perché determinati obiettivi civili o militari vengono colpiti? E’ ancora utile distinguere tra obiettivi militari o civili?
Analizzando alcuni dei recenti fatti di guerra, pare evidente come alcuni concetti ormai di uso comune, come “Esportazione della democrazia” o “Attacchi preventivi” o ancora “Risposte commisurate”, siano chiari pretesti per altro. Credo che chiunque possa con certezza affermare che per ristabilire la pace non servono i missili, ma la distruzione dei missili. Allo stesso modo per esportare democrazia non servono armi, ma cultura democratica, costruita in decenni di dibattiti ed esperienze. E’ chiaro, allo stesso modo, che ogni Governo o raggruppamento di Governi debba prendere atto di un limite oltre il quale non ci si possa spingere per ottenere la pace.
Veniamo quindi alla Siria.
Da circa 7 anni si protrae in Siria una guerra civile, che civile ormai non è più. Prende forma dalla morte del Presidente Ḥāfiẓ al-Asad nel 2000, a cui succedette per designazione diretta il figlio Baššār al-Asad. Anno dopo anno Baššār ha dovuto affrontare pressanti difficoltà e crescenti manifestazioni di rivolta, puntualmente sedate con la forza e con centinaia di morti, bilanciate da promesse di maggiore libertà e riforme progressiste, pressoché mai rispettate. Durante la “Primavera araba” nel 2011 la tensione sale drasticamente, i ribelli crescono in numero e si forma l’Esercito Siriano Libero(ESL), in contrapposizione all’esercito regolare. Da questo momento in poi si considera la Siria chiara zona di guerra e da questo momento le forze internazionali cominciano a schierarsi, evidentemente in nome di un bene superiore non meglio specificato. Sembra che si contrappongano due scuole di pensiero, dietro alle quali stanno le reali e sconosciute motivazioni degli schieramenti in atto: da un lato l’occidente si schiera contro l’utilizzo di particolari armi(chimiche) che superano una “linea rossa”, un limite sfocato di violenza oltre il quale non si può andare, pena l’intervento armato e sanzioni internazionali; dall’altro chi sostiene esplicitamente il Governo di Asad contro i ribelli, considerati esponenti del terrorismo internazionale. Si torna ad un equilibrio malfermo emerso nel secondo dopoguerra tra Stati Uniti e il blocco occidentale da una parte, e la Russia supportata da parte del Medio Oriente da un’altra.
Con chi schierarsi dunque è davvero complesso: meglio chi si schiera contro le armi chimiche o chi si schiera contro i terroristi?
Naturale che ciò che avviene alle luci soffuse dei Palazzi di Governo rimane là, classificato, criptato, segreto insomma. Affascinanti strategie vengono accuratamente studiate e messe in atto, questa la politica, tutto naturale. Come è naturale che il cittadino medio del mondo non possa arrivare a logiche così generali, onnicomprensive, ragione per cui deleghiamo periodicamente qualcuno a portare avanti questo lavoro di massima responsabilità.
Ma quando il mondo sembra tornare alle soglie di una guerra totale forse sarebbe il caso di coinvolgere chi ne subirebbe le conseguenze effettive e lasciarli scegliere: sfido a pensare alla cittadinanza mondiale, che intenta a decidere se sia meglio guerra o pace, scelga la guerra. Il Rasoio di Occam ci ricorda come il più delle volte la risposta più sensata anche alla domanda più complessa è quella più scontata.
Guerra o pace dunque?