Il bullismo senza autorità

Succede che per sdoganare il bullismo debbano intervenire i mass-media. E debbano farlo pesantemente con uno scambio televisione/quotidiani più serrato persino degli scontri Nadal-Federer dei tempi migliori. Un tema caro al nostro giornale, il bullismo, e in merito al quale abbiamo dedicato ampio spazio sul numero dello scorso 5 aprile. Un ragazzino fa il figo per farsi vedere dalla classe e ridicolizza il prof che rimane attonito davanti alla cattedra; scene di ordinaria follia non fosse per quel telefonino che riprende tutto e lo butta su Facebook. Il video, in pochi istanti diventa virale e cattura l’attenzione dei giornalisti. Il gioco è fatto: in meno di 24 ore la notizia compare dappertutto, troppa ghiotta l’occasione per fare dei click facili e alzare il livello dell’audience sociale. E la gente si accorge che esiste il bullismo. Ma è appropriato utilizzare questo termine per il caso appena descritto? Fino ad alcuni anni fa avremmo parlato semplicemente di maleducazione e di un rispetto per l’autorità che non esiste più. Perché, parliamoci chiaro, il bullo della classe è sempre esistito, ben prima dell’evoluzione tecnologica portata dallo smartphone; il tutto, però, con una piccola postilla dal duplice nome: preside e genitori. La figura del preside anni fa era quasi mitologica: se finivi dal dirigente scolastico allora la tua carriera studentesca poteva definirsi seriamente a rischio. Come se non bastasse, poi, ci pensavano mamma e papà a farti rimpiangere di aver fatto il fenomeno in aula: due sganassoni e niente uscite per l’intero arco del mese. Oggi non solo i genitori spesso non intervengono, ma quando lo fanno scelgono di prendere le difese dei figli perché, in fondo, si sa “sono solo ragazzi”. Il preside, invece, ha spesso le mani legate e all’adolescente ricorda al massimo lo Skinner dei Simpson. E pensare che, negli anni Cinquanta, i maestri tiravano le stecche sulle dita e gli indisciplinati finivano dietro la lavagna…

di Michela Trada

Rispondi