Integratori alimentari: un business, ma senza effetti benefici

26 Aprile 2018 0 Di il cosmo

Un mercato in fortissima espansione è quello degli integratori alimentari. Cresce al ritmo del 6% annuo, ha raggiunto i tre miliardi di euro di valore. In molti casi, specialmente durante le diete, l’integratore diventa indispensabile per evitare carenze e malesseri fisici. Forse, però, se ne abusa un po’ troppo. Perlomeno secondo uno studio della Fondazione Gimbe, di Bologna.
Nel dossier si legge: “Vitamine e minerali, amminoacidi, acidi grassi, fibre ed estratti di origine vegetale, ossia gli integratori alimentari, spesso sono un grande spreco di soldi”. Possibile? Secondo FederSalus, associazione nazionale di produttori e distributori di prodotti salutistici, attualmente ci sono in commercio 72.540 integratori, nel 2017 addirittura il 65% degli adulti ha utilizzato almeno uno di questi prodotti. Mediamente, siamo a 2,5 tipologie di integratori. Spesso utilizzati per essere maggiormente energici (35%), per affrontare situazioni specifiche (28%), per prevenire malattie cardiovascolari od osteoarticolari (22%), per il benessere generale (15%).
L’Italia? Il nostro Paese è davanti a tutti nel Vecchio Continente, con un consumo del 20% sui 12 miliardi complessivi. A ruota la Germania (13,2%), Russia, Regno Unito e Francia (8,9%). Se guardiamo però agli Stati Uniti, tutti appaiono minuscoli (90 mila prodotti in commercio, affari da 30 miliardi).
Dal business alla scienza. La Fisv, Federazione Italiana Scienze della Vita, ha pubblicato una ricerca in merito agli integratori: “Le evidenze scientifiche sull’uso degli integratori alimentari mostrano che nella stragrande maggioranza dei casi, il loro uso non solo è improprio, ma spesso questi prodotti si associano a effetti indesiderati, sia per la concomitanza di patologie o trattamenti farmacologici con cui possono interferire, sia per i potenziali effetti avversi quando oligoelementi e vitamine vengono assunti in dosi superiori o rispetto ai reali bisogno”. Di questo parere è Nino Cartabellotta, presidente Gimbe.
FederSalus ha chiesto di regolamentare la pubblicità per dare la comunicazione più giusta a operatori sanitari e consumatori. E ha invitato a diffidare dai miracoli o dalle false speranze sui prodotti: “Non prevengono malattie anche molto gravi, non fanno dimagrire, non sostituiscono i farmaci e i pasti”. Negli adulti che stanno bene, insomma, l’integrazione non è raccomandata. Alcuni possono essere addirittura dannosi se si supera la dose consigliata.
La ricercatrice di Harvard, Francine Grodstein, ha posto poi una pietra tombale sulle speranze che gli integratori multivitaminici (con vitamine del gruppo B, vitamina E, vitamina C e acidi grassi omega-3) possano avere effetti positivi sul declino cognitivo degli anziani. Ha scelto 5.947 uomini con più di 65 anni, osservati per 12 anni: alla fine di questo periodo, chi assumeva regolarmente integratori multivitaminici non mostrava differenze rispetto a un gruppo a cui erano stati somministrati semplici placebo. In definitiva, solo in tre casi gli integratori sono raccomandati: acido folico per donne che vogliono avere un figlio; vitamina D per i neonati allattati al seno; vitamina B12 per gli over 50.

 

di Alessandro Pignatelli