La gastroenterologa: “Più casi di gluten sensitivity, non di celiachia”

“Non parlerei di più casi di celiachia, ma di gluten sensitivity”. Sgombra subito il campo da possibili fraintendimenti Eleonora Gaetani, gastroenterologa inserita tra i migliori specialisti italiani, dirigente medico presso la divisione di Medicina Interna Gastroenterologia del Policlinico Gemelli di Roma, ma anche docente di Gastroenterologia alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica. Nel suo curriculum, anche più di 50 articoli pubblicati su riviste scientifiche internazionali e il D1 Award from the Catholic University School of Medicine dal 2001 al 2011.
Gluten Sensitivity significa essere in presenza di una condizione con sintomi in buona parte sovrapponibili a quelli della celiachia e della sindrome da colon irritabile in seguito all’assunzione di glutine. “La sintomatologia è simile, ma manca il corrispettivo organico di chi è celiaco” spiega ancora la dottoressa, che aggiunge: “Dobbiamo anche dire che in Occidente, oggi, ci sono più diagnosi, maggiori controlli rispetto a un po’ di tempo fa”.
Insomma, più casi sì, ma con i distinguo di cui sopra. Gaetani aggiunge una ‘stranezza’ forse non solo italiana: “Spesso sono i pazienti stessi che pilotano la diagnostica strumentale. Arrivano da noi specialisti dopo aver fatto già la gastroscopia con biopsia, esami prescritti dai medici di famiglia. Addirittura, grazie a internet, si documentano da soli, quasi si fanno l’autodiagnosi. Quando vengono da noi, hanno già fatto i test sulle intolleranze, il breath test”. Qui, però, come si suol dire ‘casca l’asino’: “Nelle farmacie e in alcuni laboratori è come essere in una giungla. Alcuni test non hanno una validazione scientifica”. Insomma, la buona regola è affidarsi agli specialisti: “Sul web, i pazienti si confrontano grazie a blog o forum”. Il che non è totalmente negativo, a patto di sentire comunque poi il medico e non agire da soli per curare malattie che magari non ci sono.
“Invece, capita che alcuni inizino diete di autoesclusione sulla base di pareri non scientifici e medici. Le diete fatte in questo modo possono peggiorare la situazione e portare anche a casi di malnutrizione”.
Dalla celiachia al veganismo in quella che pare essere un’altra moda, ma come vedremo non è proprio così. “Partiamo dicendo che i nostri sistemi biologici sono in grado di digerire qualsiasi cosa. Il veganismo, a volte, è un estremismo. La prima cosa che capita, quando si cambia completamente regime alimentare, è il dimagrimento. Cambia la motilità intestinale. Le donne, spesso sono loro a voler dimagrire, inizialmente sono contente dei risultati. Ma è sul lungo termine che possono esserci danni, carenze. Anni fa, una mia paziente venne qui con disturbi neurologici. Era vegana da cinque anni. Scoprimmo che aveva carenze vitaminiche, che avevano causato anche i disturbi di tipo neurologico. Abbiamo corretto la dieta senza modificare il regime alimentare che aveva scelto”. Dunque, ancora una volta, il fai-da-te non funziona: “Ma devo dire che c’è maggiore consapevolezza da parte di chi inizia una dieta rigida di qualsiasi tipo. Se seguiti adeguatamente da nutrizionisti o dietologi, i vegani possono mantenere il regime alimentare senza avere carenze di alcun tipo”. Servono, però, dei correttivi: “E si parla di integratori, in particolare per la vitamina B, i folati e alcuni aspetti proteici. In questo modo, non è frequente la malnutrizione. Alcune donne affrontano anche la gravidanza in questo modo. Diciamo che anche il veganismo si può fare, a patto di iniziare affiancati da persone competenti”.

Il consiglio finale di Eleonora Gaetani? “La dieta mediterranea, è ormai assodato, fa bene. Attenzione poi non tanto a cosa si mangia, ma a come. Spesso arrivano da noi persone con disturbi gastrointestinali causati da una cattiva masticazione. Ed è sufficiente modificare questo aspetto per guarire. Ma al giorno d’oggi abbiamo abdicato anche alla classica mezzora per la pausa pranzo. Oppure mangiamo solo un panino o un tramezzino, per non parlare dei prodotti surgelati o già pronti. La regola che io do è questa: si può mangiare di tutto, escludendo latte e derivati, anche con disturbi dell’apparato gastrointestinale. Ma per stare bene, non dimenticate la regola delle cinque porzioni di frutta e verdura (tre di verdura, due di frutta) al giorno, carboidrati e zuccheri non raffinati. Condimenti come l’olio d’oliva, frutta secca, legumi (meglio se passati). Qualche restrizione in più sulla carne rossa, che però non va esclusa”.+

 

di Alessandro Pignatelli

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