“Mangiare Biologico significa affidarsi a materie prime coltivate in modo naturale”

Quando si sceglie di intervistare un attore del mondo del biologico, si pensa che si parlerà prettamente di cibo e “buon mangiare”.
Ebbene no.
L’intervista che vi proponiamo di seguito ci ha dato una bella lezione di vita, basata sul senso civico di RISPETTO, verso la macchina perfetta di Madre Natura e verso noi stessi, in un’ottica di gratitudine verso l’intera esistenza che ci regala un piacevole, emozionato, sorriso.
A parlare è Michele, perfetto self-made man, socio fondatore e Direttore Commerciale di Amoreterra (www.amoreterra.com), che opera sul mercato del bio da quasi 10 anni e che, chiedendo alle terre della sua filiera di dare i loro frutti senza forzature, si adopera per offrire prodotti aderenti al prototipo 3B (BUONO, BELLO, BEN FATTO).
Da quanto tempo sei nel mondo del bio?
Sono entrato nel mondo del biologico, nel 2009, quando ho iniziato a reperire informazioni sul bio a 360 gradi. Ho girato numerose aziende agricole, ho incontrato contadini che coltivavano in bio da diversi anni, ho studiato il regolamento europeo che è il Reg. 834/2007 del 28 Giugno che sostituiva una regolamentazione risalente al 91. Ho capito subito che il Bio era una cosa seria e molto articolata, quindi ci ho messo 3 anni di ricerca e sviluppo prima di uscire sul mercato con una linea alimentare biologica certificata.
Quali sono i motivi di questa scelta?
Credo che quando si parla di bio, come lo intendo io, non si tratti prettamente di una scelta, ma piuttosto di una vocazione nel rispetto degli altri ed in questo caso il rispetto è rivolto alla nostra madre terra, all’ambiente che ci ospita, al pianeta tutto ed agli esseri viventi che lo vivono. Questo è il senso del bio. La natura è una stupenda macchina perfetta che ci regala un ambiente di vita fatto di colori, profumi, suoni, sapori ed ha un suo equilibrio di funzionamento. Il rispetto naturale di questi equilibri può essere regolarizzato dal biologico in senso lato. Non saremmo qui a parlare di biologico come un settore o un regolamento nuovo se non avessimo negli anni cercato di mutare o compromettere l’equilibrio naturale con comportamenti che l’uomo ha assunto con la convinzione di migliorare la qualità della vita di se stesso, ma realmente ha peggiorato l’ambiente che lo circondava. Adesso credo sia arrivato il momento in cui bisogna cambiare rotta e cercare di recuperare, rimediare e ridare alla natura ed al pianeta ciò che gli è stato tolto, qualora fosse possibile . Beh, direi che il biologico dovrà essere, insieme ad altri punti cardini come lo sviluppo di forme rinnovabili e il cambiamento di stile di vita, non solo un must per i prossimi anni, ma un dovere rivolto a tutti noi. Se così non fosse temo che le conseguenze saranno disastrose per le generazioni che seguiranno.
Come risponde la gente? Hai notato un cambiamento negli anni?
Negli ultimi anni, la gente sta prendendo sempre più coscienza dei propri comportamenti e di conseguenza ho notato un aumento di sensibilità verso il biologico. Credo però che ci sia ancora tanta confusione e diffidenza su questo tema. Ciò che bisogna chiarire è un aspetto che reputo fondamentale e cioè il fatto che mangiare prodotto bio, non è strettamente legato al mangiare un prodotto di alta qualità. Mi spiego meglio…. Il bio mi garantisce solo il fatto che quell’alimento è stato prodotto con materie prime coltivate in modo naturale, ma non mi garantisce la qualità organolettica del cibo. La qualità del prodotto si ottiene solo e soltanto se i processi di trasformazione sono fatti in modo poco invasivo sulle proprietà delle materie prime oggetto di trasformazione, oltre ad una scelta di ingredienti che siano in linea con ciò che il nostro organismo è in grado di processare ed assorbirne benefici. Beh su questo aspetto c’è ancora tanto da imparare, ma confermo il trend in crescita nella giusta direzione a livello di cultura del consumatore. In sintesi, vorrei dire che dobbiamo dividere due scelte e quindi quando scegliamo bio, stiamo scegliendo di rispettare l’ambiente che in quel caso non sarebbe stato inquinato da sostanze chimiche. Altra cosa è scegliere di acquistare un prodotto di eccellenza a livello di gusto che in questo caso dipenderà dagli ingredienti con cui è stato ottenuto e dai processi di trasformazione che ha subito. Il Top sarebbe scegliere un prodotto che unisca le due cose, quindi come lo identifico personalmente con la regola delle 3B (Buono, bello e ben fatto).
Su cosa si basa la vostra proposta?
Il mio progetto imprenditoriale pone come base proprio il fatto di creare una proposta completa in cui convivano tra loro i due aspetti principali e quindi partendo da una base di materie prime coltivate in modo biologico, si continua su un’accurata selezione dei processi di trasformazione a cui la materia prima viene sottoposta. Oltre a questo poniamo un’attenzione anche sullo sviluppo di ricette che contengano ingredienti che alla luce di quanto la scienza ha dimostrato siano più salutari per il nostro organismo andando quindi a limitare al massimo o addirittura evitare l’utilizzo di ingredienti meno sani. Questi sono i punti cardini sul quale si basa la proposta Amoreterra.
È difficile reperire le materie prime che rispondano ai vostri criteri?
Se partiamo dal presupposto che il nostro criterio preclude il solo fatto di rispettare l’ambiente e la madre terra, confermo che non è assolutamente difficile reperire le materie prime di cui abbiamo bisogno. L’importante è chiedere alla terra in modo naturale di darci quello che sa fare meglio senza forzature. Non a caso Amoreterra si basa su una filiera che coinvolge numerose aziende agricole dislocate in diversi territori, consentendoci di trarre il meglio da ciascuno di essi che ha caratteristiche pedo climatiche differenti ed anche i terreni hanno diverse morfologie e composizioni che consentono di dare il meglio su alcune colture piuttosto che su altre.
Coltiviamo numerose varietà di grani antichi, legumi, cereali, semi oleosi e tanto altro e saremmo poco responsabili se volessimo ottenere il tutto su uno stesso lotto di terra. Coltiviamo grani duri in Puglia, Basilicata, Sicilia insieme a legumi autoctoni di quelle zone, ma non ci facciamo mancare anche coltivazioni di cereali antichi come il farro monococco che viene ottenuto ad oltre mille metri di altitudine sull’Appennino tosco-emiliano insieme a grano saraceno e numerose varietà antiche di grani teneri come il Gentil rosso, il Verna, il Mentana. Ogni zona ha le sue potenzialità ed i suoi limiti e noi cerchiamo di rispettarli dando spazio libero alla natura che ci stupisce continuamente e ci ringrazia donandoci una qualità incredibile.
Abbiamo la fortuna di vivere in un pezzo di pianeta dove c’è una delle più ampie bio diversità sia in flora che in fauna ed abbiamo il dovere di tutelarla e non sopprimerla. Abbiamo deciso di non coltivare la quinoa che reputiamo essere più consona in territori a clima semi tropicale come il sud America infatti l’hanno sempre coltivata con estremo successo in Bolivia, Perù ed Ecuador, come non intendiamo neanche provare a coltivare bacche di Goji che invece danno la migliore resa qualitativa nella regione del Ningxia ai confini della Mongolia e sullo stesso parallelo del Tibet. Con questo voglio dire che seguendo la vocazione del Rispetto come base del biologico, non è difficile coltivare, basta rispettare le caratteristiche naturali del territorio.
Quali sono le soddisfazioni del tuo lavoro?
Le soddisfazioni sono numerose e di diversa natura, ma voglio evidenziarne alcune che reputo più importanti. Sono molto soddisfatto quando vedo i semi che ci regalano il frutto dopo diversi mesi, o quando dopo la cura dell’intera filiera, viene ottenuto un prodotto finito che è il risultato finale di una serie di passaggi complessi. La soddisfazione continua quando i consumatori si congratulano per la qualità del cibo che proponiamo o quando riceviamo mail di soddisfazione. Vorrei anche sottolineare che uno degli aspetti che mi ha ancora di più incoraggiato e motivato a continuare questo percorso è il fatto che anche l’intera squadra di lavoro è pienamente coinvolta ed a differenza di tanti ambienti lavorativi, il nostro è davvero basato sul rispetto tra le persone, sulla condivisione e sulla stima reciproca e siamo ben consapevoli che tutti insieme stiamo facendo qualcosa di estremamente utile e bello. Questo progetto ci sta dando tanta positività e posso confermare che il rispetto del pianeta, la ricerca della qualità, la propensione a fare le cose belle, nasce sempre dalla capacità di rispettarsi prima tra le persone. Quando ti senti rispettato e riesci a donare rispetto a chi ti circonda, a chi lavora con te, a quel punto ti senti completo. Forse la completezza che mi ha fatto raggiungere questo settore credo sia la mia più grande soddisfazione.
Hai parlato molto di rispetto del pianeta e del dovere che noi tutti abbiamo, ma pensi che il biologico sia la soluzione a tutto?
Assolutamente no, credo invece che sia un punto molto importante, ma non è tutto e non è sufficiente. Vedi, il rispetto del pianeta, passa dalle scelte che facciamo quotidianamente e coinvolge tutte le fasi del nostro stile di vita. Io personalmente credo che il biologico inteso come coltivare in modo naturale, abbia un peso notevole sulla mission, anche perché siamo esseri umani che dobbiamo assolutamente nutrirci in qualche modo per la sopravvivenza, quindi abbiamo bisogno di coinvolgere una bella fetta di pianeta per soddisfare questa esigenza e se lo facciamo in modo naturale, i benefici sono enormi per l’intero ecosistema. Credo, però che dobbiamo puntare nei prossimi anni anche sulle modalità di servire il cibo e di produrlo. Amoreterra punterà molto sulla ricerca e sviluppo di nuovi pack per la somministrazione dei prodotti coinvolgendo gli addetti ai lavori, per riuscire ad utilizzare materiali ad impatto zero. Anche le aziende coinvolte nella nostra filiera, dovranno essere alimentate con fonti di energia rinnovabili e quindi credo che in futuro dobbiamo essere davvero bravi a completare la missione di rispetto del pianeta e di noi stessi, andando ad identificare, sviluppare ed in fine preferire modalità sempre con un impatto inferiore per l’ambiente, anche se questo potrà portarci a cambiare alcune abitudini e stile di vita. Al momento abbiamo raggiunto un elevato standard sulla qualità delle materie prime e dei prodotti finiti che proponiamo, ma nel futuro lavoreremo anche su altri aspetti magari in sinergia con altre aziende virtuose che vogliono seguire o stanno seguendo il nostro stesso percorso e fortunatamente sono tante ed in crescita.

di Antonella Lenge

 

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