Olio di palma: dalla campagna mediatica alla rimozione dagli scaffali

Quello sull’olio di palma è considerato uno dei casi mediatici più accesi, ma anche più longevi. La nascita del dibattito su quest’olio di origine vegetale risale infatti al 2015, ma se ne continua a parlare ancora oggi. Anche perché, occorre premetterlo, di fatto non ci sono risposte definitive. Non è facile, insomma, dire “olio di palma sì” oppure “olio di palma no”.
La discussione si sviluppa soprattutto su due fronti: quello della salute e quello della sostenibilità ambientale. Per entrambi gli aspetti ci sono numerose sfaccettature da tenere in considerazione. Dunque, l’olio di palma fa male? A rappresentare un rischio per la salute non è tanto l’olio di palma in sé, quanto alcuni tipi di lavorazione. Proprio su questo aspetto si sono concentrate le ricerche dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare. Alcune sostanze che si possono liberare durante la raffinazione dell’olio, infatti, potrebbero rivelarsi pericolose. A questo scopo, l’Autorità ha fissato dei limiti massimi di assunzione e sta lavorando a delle forme di legislazione sul tema per i produttori. Nello specifico, è stata alzata la soglia di tolleranza per la sostanza nota come 3-MCPD, che si forma durante alcune fasi di raffinazione ad alta temperatura. La sostanza potrebbe essere pericolosa per la funzionalità renale e il sistema riproduttivo maschile, ma solo se assunta in quantità significative. L’Efsa ha quindi alzato la soglia di tolleranza da 0,8 a 2 microgrammi per chilo di peso. Vanno evitati completamente, invece, i “Ge”, sostanze considerate potenzialmente cancerogene: non devono svilupparsi durante la lavorazione.
Occorre poi ricordare che l’olio di palma, malgrado sia di origine vegetale, è un grasso saturo. Anche in questo caso, dunque, non fa male di per sé, ma è pericolosa l’assunzione in quantità eccessive. Potrebbe portare, infatti, a problemi di natura cardiovascolare e a forme tumorali. Questo aspetto è tipico di tutti i grassi saturi.
Per quanto riguarda il fronte della sostenibilità ambientale, la situazione è forse ancora più complessa. A livello di produttività, l’olio di palma ha un’ottima resa, con un buon equilibrio tra consumo di risorse e produzione. Si stima che da un ettaro coltivato a palme, si possano avere circa 3,7 tonnellate di olio. La colza si ferma a 0,7. Le coltivazioni si trovano soprattutto nel sud est asiatico, spesso in zone in via di sviluppo, per cui quindi la produzione di olio di palma può rivelarsi preziosa dal punto di vista economico. Al tempo stesso, la deforestazione per ricavare terreno da destinare a scopo agricolo è un rischio concreto. Così come quello di forme di sfruttamento della popolazione locale. È di primaria importanza, quindi, che si adottino delle precauzioni affinché l’olio di palma venga prodotto in modo etico, magari stringendo accordi commerciali che associno l’esportazione a condizioni sostenibili di lavoro e coltivazione.

di Fabiana Bianchi

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