Quando risolvere a tarallucci e vino è una buona idea

La confidenza, sai, è come il vento. Ci sono autentiche folate qui al Centro, calma piatta al Nord. Se fosse una regata velica, non ci sarebbe storia. Qui, ben al di sotto del Po, è molto facile sedersi a tavola con qualcuno mai visto prima che, dopo cinque minuti di orologio, ti tratti (e ti consideri) come un amico di vecchissima data. Naturalmente, abbreviando il tuo nome e raccontandoti vita, morte e miracoli di se stesso, della sua famiglia, delle generazioni che l’hanno preceduto. Se di fronte si trova una persona vissuta nel ‘freddo’ della pianura padana, il dialogo potrebbe subire uno stop improvviso. Perché, dall’altra parte, la confidenza non è una cosa che si dà a tutti. Benché, devo dire che l’atteggiamento di chi hai di fronte, influenza anche il tuo. Se sei timido, ti dà due perfette vie d’uscita: stare zitto, ascoltando e ogni tanto annuendo o spiccicando qualche ‘Certo’, ‘Vero’, ‘Ma veramente?’; ti fa sciogliere un po’, in particolare se sulla tavola c’è una bottiglia o una caraffa di vino.
Se invece in Alta Italia ti siedi a tavola con un gruppo di persone, e magari ne conosci sì e no un paio, alla fine del pranzo o della cena, continuerai a conoscere quelle due. O magari nel frattempo avrai finito per dimenticare pure quelle. Di fronte, invece che una caraffa di vino fresco, un quartino di acqua colorata. Che non farà sciogliere la lingua né a te, né a chi hai di fronte.
Naturalmente, pur senza entrare in stereotipi fin troppo banali, l’eccesso di confidenza può anche creare conflitto. Hai voglia di stare per i fatti tuoi e difficilmente lo puoi fare. Pure in un negozio c’è chi attacca bottone. Certo, meno che al Sud, chiaro. Lì la privacy è qualcosa di assolutamente sconosciuta, non essendoci limiti e confini a casa mia e a casa tua.
Torniamo, comunque, alla cena. Non si può proprio dire che non regni l’allegria nel primo caso. Ci si sente tutti un po’ compagnoni. Manca poco che lui tiri fuori dalla tasca o dal portafogli una foto di classe in cui dice che ci sei anche tu (impossibile, ovviamente). Anche la chiamata al cameriere di turno è divertente: “Ancora vino. Dai, beviamo!”. Mentre al Nord, aspetti che sia il cameriere a guardarti, con il rischio che nel frattempo il ristorante debba chiudere. E se finalmente gira lo sguardo verso di te, tu alzi timidamente un dito per chiamarlo e lui, se capisce che è un sottile messaggio subliminale per lui, arriva pure stizzito.
Mi è successo recentemente di stare a tavola con persone che conoscevo poco o per niente, qui in Umbria. E’ stato interessante, propedeutico. Mi si è aperto un mondo. Stare zitti diventava quasi impossibile, anche per me che grosso modo sono un polentone di nascita e residenza per tanti anni. Ti coinvolgono. Ti raccontano. Ridono. Pure gli argomenti seri diventano fonte di dibattito, è impossibile starsene in disparte.
Mi sono reso conto che quando si usa dire che una cosa è finita “a tarallucci e vino”, significa proprio questo (anche se i taralli non c’erano, ma dell’ottimo pesce sì). Che anche le questioni delicate e spinose, alla fine, si possono risolvere sorridendo e annegando le preoccupazioni nella caraffa. La seconda, ovviamente.

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