So stare in piedi di fronte alla vita

So stare in piedi di fronte alla vita

26 aprile 2018 1 Di il cosmo

Giulia Vogliotti, 20 anni, studentessa universitaria. Ha scritto alla nostra giornalista Sabrina Falanga per poter raccontare la sua esperienza di persona che ha imparato a vivere attraverso l’ascolto del suo stesso, tema principale di questa rubrica che si chiama, appunto, ‘Mai contro Cuore’.
Per raccontare le vostre storie scrivete a: sabrina.ilcosmo@gmail.com

«Il cuore è solo un organo, direbbero tutti coloro che guardano la vita sulla superficie. Io penso di essere l’ultima persona che può permettersi di dare un senso al cuore, ma scelgo di provarci attraverso le parole, che sono la cosa che riesco meglio ad utilizzare per giungere fino a questo organo vitale, non potendolo fare fisicamente».
Il termine ‘cuore’ per Giulia ha molteplici significati, per lo più legati alla sua esperienza di vita: perché per quanto giovane sia, potrebbe insegnare a chiunque cosa significhi vivere seguendo il proprio cuore. Che, di per sé, significa seguire il propri istinto, le proprie ambizioni. E farlo senza alcun limite, nemmeno quelli che la vita sembra importi.
«Se mi chiedessero quanti battiti al minuto faccia il mio cuore, risponderei che ogni battito è respiro, respiro infinito, perenne. Ogni battito è pensiero costante, che non conosce pausa, nemmeno quando si è troppo occupati a pensare alla vita, mentre si corre contro un tempo che realmente non conosce tregua, quello che rimane nella gabbia di se stesso, circondato dal limite. E’ un tempo che sfugge dalle mani come una saponetta tanto che sembri manchi il tempo di avere tempo».
Giulia Vogliotti, 20 anni, parla di miracolo. E forse è proprio qui che si rivela il suo modo di vivere ‘mai contro cuore’: «C’è chi mi ha da sempre insegnato che la diversità è un privilegio ed è proprio in questo senso le mie ruote sono un ‘miracolo’ della natura…»; la ragazza definisce la sedia a rotelle su cui si muove tra la libertà delle sue scelte di vita, «la mia Ferrari, sulla quale scalare vette inimmaginabili. È su di essa che ho mosso i miei ‘primi passi’, lasciando tracce ondulate e parallele dietro le spalle in ogni luogo, orme interminabili sulla spiaggia avevano il sapore di una corsa sfrenata e creata da sorrisi felici disegnati sul mare. Mentre mi muovevo leggera come il vento, ho imparato a fare piroette per la casa, quasi dovessi diventare ballerina professionista. C’è chi si guardava allo specchio con me ed insieme ridevamo di cuore, mentre ci accorgevamo che da così vicini, le nostre ruote diventavano otto. Vederci riflessi ‘seduti comodi’ per noi è sempre stata la normalità: la vita ci aveva concesso una sedia con le ruote che non tutti potevano permettersi».
L’ironia con cui Giulia parla della sua disabilità non lascia scampo a una dolcezza contagiosa e a un’emozione dalla tenerezza infinita; «Questa è la mia vita – dice Giulia – che mi piace raccontare sulle note de ‘La mia storia’, una canzone del musicista Enrico Pesce». La vita di una ragazza che non si è mai arresa al destino e ha sempre proseguito nella direzione dei suoi sogni, che oggi significano poter studiare in Università a Torino per diventare, un giorno, un’insegnante.
Ma parlare di ‘cuore’, per Giulia, ha ancora un altro significato: «E’ un termine che riconduco a una sola persona: mio fratello Mirco. Il cuore stesso è persona, perché è emozione, ci fa sentire male e bene allo stesso tempo, è ‘giudice’ nelle scelte importanti ed è quasi sempre in disaccordo con la mente quando la strada che vorrebbe percorrere porta se stessi ad amarsi e a volersi bene nel senso più profondo del termine, seppur questo comporta il dover far i conti, a volte, con ferite che non hanno possibilità di essere ricucite. Tuttavia è consapevole di portare l’essere umano ad agire in modo irrazionale pur producendo del bene. Mirco oggi è una stella che da undici anni mi illumina la vita da lassù… Mirco era affetto da una subdola e vigliacca malattia: Distrofia Muscolare Duchenne, che l’ha portato via a soli 23 anni. È una malattia che priva di forza e robustezza tutti i muscoli del corpo, cuore compreso appunto. Eppure Mirco fino alla fine ha sorriso alla vita, tra lui e la vita il vincitore è sempre stato lui, penso che ancora oggi sia così. Mio fratello in qualche modo mi ha fatto il dono più bello che potessi mai desiderare: mi ha lasciato tutto il suo cuore, il suo sorriso, la sua forza, quella che fisicamente lo limitava, ma che allo stesso tempo esplodeva dentro. Mi ha insegnato a stare in piedi di fronte alla vita. Ecco dove trionfa il cuore, l’Amore, con la A maiuscola non a caso, che per citare Tiziano Ferro è una cosa semplice. Come posso negarlo?».
Giulia non lascia trasparire sempre la sua forza d’animo. Mantiene riservata la sua vita quasi fosse un segreto da svelare solo a chi, secondo lei, può comprenderlo. E ha deciso di raccontarsi a questa rubrica, ‘Mai contro Cuore’ perché «credo ci siano confidenze talmente potenti e belle da riuscire a penetrare nell’animo umano capace a coglierle ed è ingiusto pensare di tenerle ‘congelate’ per sempre negli abissi dell’anima. Ci sono persone che proprio come i treni passano una sola volta nella vita, lasciano il segno per poi volare via per sempre… L’impronta che hanno donato merita di essere trattenuta, merita di essere portatrice di bellezza, merita di essere un esempio per chiunque, un inizio che non ha fine come una rinascita, una storia di vita da raccontare nella quotidianità. E la mia vita, la mia storia, è proprio a queste persone che voglio dedicarla. Perché è proprio grazie a loro che oggi posso dire di vivere senza mai andare contro cuore».

 

di Sabrina Falanga