Vegani, celiaci e prodotti bio: in Italia è boom

Crescono i vegani e i celiaci in Italia. È autentico boom per i prodotti bio (anche per l’obbligo dei sacchetti ai supermercati). Sono sempre di più quelli che consumano cibo ‘senza’: dunque prodotti integrali e vegetali, privi di zucchero, privi di uova, di latte. Lo dicono il Rapporto Eurispes e Nielsen. L’Università di Siena, attraverso un’inchiesta del Laboratorio Analisi Politiche e Sociali, ha studiato le abitudini alimentari dei giovani (tra i 16 e i 35 anni). Il 66% ha dichiarato di dare importanza alla produzione biologica. Il 77% ha detto di essere favorevole a ridurre il consumo di carne se servisse a migliorare l’ambiente circostante. Aumentano anche i celiaci in Italia, ossia coloro che non possono mangiare prodotti a base di glutine. Secondo l’ultima Relazione annuale del ministero della Salute al Parlamento sulla celiachia relativa al 2016, è emerso che nel corso dell’anno ci sono state 15.569 nuove diagnosi, 5 mila in più rispetto al 2015. In Italia, risultano celiaci 198.427 persone (due terzi donne). Si stima che 408 mila nostri connazionali non sappiano di essere malati. Le regioni con più diagnosi: Lombardia (+5.499), Lazio (+1.548), Emilia Romagna (+1.217). La Lombardia è anche la regione con più persone costrette a una rigida dieta gluten-free: 37.907. Poi ecco il Lazio (19.325) e la Campania (18.720).
Come detto all’inizio, crescono anche i vegani, ossia gli oltranzisti della tavola. In un anno, secondo il Rapporto Eurispes 2017, si sono triplicate. Nel 2016 erano meno dell’1%, adesso il 3%. Dato confermato dal rapporto Vegan Italia 2017, dell’Osservatorio Veganok. Il 7,6% degli italiani segue una dieta vegetariana o vegana, di cui il 4,6% appartiene alla prima categoria (-2,5% in un anno). Un milione e ottocentomila sono invece i vegani. Secondo Veganok, i dati sono leggermente inferiori: gli italiani con alimentazione 100% vegetale sarebbero il 2,6%, il 59% donne.
Questi dati vengono confermati dalle vendite di carne: nei primi 10 mesi del 2016, si è registrato un calo dei consumi del 5,8% per carni rosse e suine, del 5,3% per i salumi, del 3,2% per i prodotti caseari. Aumento per latti vegetali (+19%), zuppe (37%), piatti pronti, condimenti, sale e sostituti dei secondi piatti (+21,7%).
Dobbiamo ancora parlare delle altre allergie in Italia. Nel 2016, dati Istat, erano il 10,7% della popolazione, il dato più alto dal 2009 a oggi. Il Nordovest è la zona dove ci sono più allergici (11,7%), il Sud quella con meno casi (9,7%). Le tre regioni con le minori percentuali sono Campania, Molise e Sicilia; in testa alla classifica troviamo Valle d’Aosta, Lombardia e Abruzzo. Più femmine che maschi (11,6% contro 9,7%).
I giovani fino ai 14 anni e gli ultra 75enni sono quelli meno allergici (il 6,8% dei giovanissimi, l’8,6% degli anziani). La fascia d’età con più casi è quella tra i 20 e i 24 anni (14,5%). Chi soffre meno di allergie è chi si è ritirato dal lavoro (8,2%) e chi è in cerca di prima occupazione (10%). Chi occupa posizioni direttive, di quadro o impiegato è al 14,6%, il 13,6% è studente.
Ma di quali allergie soffrono gli italiani? Qui ci rifacciamo ai dati del ministero della Salute e della Nielsen. Su 1.800.000 di allergici alimentari, 305 mila sarebbero allergici al latte, 600 mila al glutine. Per le intolleranze, invece, siamo a 1.100.000 al lattosio e a 3 milioni al glutine. Resta ora da affrontare l’argomento prodotti bio. Bene, anche per questi, il 2017 è stato l’anno del boom, secondo Nomisma. In Italia vale 3,5 miliardi, +15% rispetto al 2016 e addirittura +153% sul 2008. La Grande Distribuzione ha visto crescere le vendite di prodotti biologici del 16,6% in un anno, con un giro d’affari da un miliardo e 451 milioni (dati Nielsen). In particolare: +14% negli ipermercati, +18% nei supermercati. E ancora: nel 2017, la spesa bio ha inciso per il 3,4% sugli acquisti alimentari, quota più che quadrupla rispetto a 18 anni fa (0,7%).

di Alessandro Pignatelli

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