Aldo, la pizza e la cittadinanza italiana

Chi fa meglio le pizze dopo gli italiani? Gli egiziani. Aldo rispetta quello che a tratti potrebbe essere uno stereotipo, ma nel suo caso non lo è. E’ arrivato dall’Egitto tanto tempo fa, nel 1993, andando a vivere dalla sorella, a Fiumicino. E ha cominciato facendo il cuoco – pizzaiolo nella capitale, a Roma.
Nel 2006, arriva la seconda svolta: il trasferimento in Umbria, dove da allora è cuoco di un ristorante che fa capo all’hotel. “Sono anche cittadino italiano” ammette fiero. In Italia si è costruito una bella famiglia, moglie e due figli. “Mi trovo bene”. Aldo ha fatto quello che molti italiani facevano all’inizio del secolo scorso. Nave, Stati Uniti, cuochi nei ristoranti e nelle pizzerie. Si è inserito come molti nostri connazionali avevano fatto allora. Ancora di più i figli e i nipoti. La stessa cosa, è prevedibile, accadrà per le generazioni future di Aldo, più italiane che egiziane.
Lancia un monito, Aldo, a tutti quelli che si lamentano della mancanza di lavoro, pure in Italia. E dei tanti stranieri che, invece di cercare un’occupazione, bighellonano qua e là. A volte mettendo anche in cattiva luce quelli onesti: “Chi ha voglia di lavorare, lavora”. Ma la frase calza a pennello pure per gli italiani che dicono che l’Italia non è Paese con un futuro. Che il lavoro non c’è. Che per trovarlo bisogna varcare le Alpi.
“Serve anche un’altra cosa per lavorare, la capacità”. Capacità che può arrivare anche con l’impegno, con la volontà di imparare un mestiere. Con la voglia, appunto. Quanti pensano, invece, che basti arrivare nella nostra penisola per vedersi piovere dal cielo un lavoro? Aldo ha voluto, ha cercato, si è impegnato. E ora è ‘italiano’.

di Alessandro Pignatelli

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