Benvenuti al Centro: Soprannomi ed etichette, in eterno

Le etichette ti restano per tutta la vita. Così come i soprannomi, canzonatori spesso o che vogliono comunque sottolineare qualche difetto fisico. Ma qui al Centro paiono essere veramente duri a morire, le prime e i secondi. Più ci vivo, più me ne rendo conto. Quando vivevo in Piemonte, sentivo questi racconti dai miei genitori, entrambi del Sud. Ogni tanto parlavano di qualche loro vecchio conoscente, che era “lo zoppo”, “lo storto”, “il corto”. Magari erano passati 30 – 40 anni, ma erano rimasti tali. Pure se lo zoppo aveva imparato a camminare bene e se il corto nel frattempo aveva raggiunto i 2 metri di altezza.

Da noi, lassù, era diverso. Il soprannome non era così fondamentale nella vita di una persona. E non lo è neanche oggi. Il Centro, come al solito, prende un po’ dell’Alta Italia, un po’ del Mezzogiorno. Ci sono alcuni soprannomi, che non si modificano dai 10 agli 80 anni. Ma, soprattutto, ci sono le odiose etichette. Che paiono non potersi scollare mai dalla tua esistenza.

Se tu hai fatto degli errori nella vita, la riabilitazione non esiste. Eri sbagliata a 15 anni, sei diventata mamma e ti arrabatti come puoi, ma resti sbagliata. Puoi essere la mamma più affettuosa del mondo, ma le malelingue influenzano le altre e così via. È come se, un detenuto, pur avendo scontato la sua pena, avesse per la vita un tatuaggio a ricordare che ha sbagliato. E non importa se ha pagato.

Se da adolescente eri una ragazza un po’ facile, qui resti tale pure a 40 anni. Benché tu ti sia votata all’amore monogamo ormai da tempo. E non è solo una prerogativa dei piccoli paesi dove, si sa, se sottrai l’osso alle cagnette ti attiri la loro ira funesta; no, succede pure nelle grandi città perché, alla fine, il quartiere ci somiglia proprio al paesotto.

Insomma, fette di prosciutto davanti agli occhi e via andare, a testa alta. Senza sapere che, probabilmente, ai bordi della strada di te si dirà qualcosa anche di peggiore. E non per il presente, ma perché in passato andando sull’altalena e spingendoti troppo in alto, hai fatto intravvedere la mutande.

Tanto per ridere un po’, vi cito alcuni soprannomi che non hanno bisogno di spiegazioni, ma di un’avvertenza sì: negli anni, magari, le cose sono cambiate. Ma il soprannome è eterno. Si va da Bruttoculo a Culodoro, da ‘l Lungo operaio a Mollicone, da Pisellone a Scopone. Da Trippetta alla Limonara.

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