Dopo cinquanta giorni dalle elezioni l’Italia non ha ancora un Governo

Eccoci al dunque. Forse.
Si ride per non piangere, naturalmente. Roberto Fico, Presidente della Camera dei Deputati, al termine del mandato esplorativo affidatogli dal Presidente della Repubblica con lo scopo di sondare le possibilità di accordo di Governo tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico ha dichiarato che il mandato avrebbe avuto esito positivo, che un dialogo sarebbe in atto. Sono bastati tre giorni per smontare quest’ultima ipotesi, con Matteo Renzi che, ospite a Che Tempo Che Fa, smentisce ogni possibilità di accordo, coerente con la campagna elettorale e il programma del PD all’appuntamento elettorale del 4 marzo. Il reggente del Partito Democratico Maurizio Martina si infervora, Franceschini obietta, Calenda gioisce e il Disturbo Dissociativo dell’Identità che affligge la sinistra italiana si acuisce. Non c’è dialogo dunque, dentro al PD e fuori da esso, possiamo finalmente quasi darci ragione: dopo oltre 50 giorni le opzioni per formare un Governo stabile sono nulle, ogni accordo è saltato, è chiaro che abbiamo peccato di democrazia.
Ora al Presidente Mattarella rimangono due opzioni: quella auspicata da Di Maio & Co., sciogliere le Camere e tornare al voto immediatamente, a luglio magari, oppure dare un incarico a tempo ad un gruppo di tecnici che riformino la Legge Elettorale, per poi tornare al voto presto, molto presto.
Inutile nascondersi, i partiti, i movimenti, i gruppi nei partiti e nei movimenti hanno fallito, ma il dato più importante è che nessuno è stato in grado di scendere di un gradino del proprio alto piedistallo e sedersi a un tavolo per rispondere alla richiesta di responsabilità politica, sociale e istituzionale mossa dalla massima carica dello Stato italiano: meglio fuggire, meglio nascondersi, sennò alle prossime elezioni si perde.
Questa è la malattia italiana.
E’ chiaro come la dissociazione non sia propria solo del Partito Democratico, ogni forza politica di ampio consenso elettorale è frammentata e incoerente, i propri leader più concentrati su se stessi che sul Paese che intendono guidare, da un lato tutti vogliono vedersi al vertice, dall’altro nessuno risponde all’appello alla responsabilità: il consiglio che ci sentiamo di fornire è di iniziare tutti un profondo percorso psicologico, chissà che emerga nuovamente una identità coesa e una coscienza istituzionale decisa, in grado di governare attraverso risposte concrete alle necessità dei cittadini.
Altro giro, altro regalo.

di Federico Bodo

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