Il dialogo tra le due Coree e le prove di Pace di un’infinita Guerra Fredda

3 Maggio 2018 0 Di il cosmo

E’ stato storico, mediatico, sorprendente ed emotivo l’incontro tra Kim Jong-un e Moon Jae-in, leader rispettivamente di Corea del Nord e Corea del Sud. Gli aggettivi si sprecano, i significati meno, i sottintesi per nulla. Agli occhi del mondo intero questo evento e le dichiarazioni che ne sono seguite sembrano certamente una svolta rispetto alla guerra mai finita tra le due Coree, gli Stati Uniti e la Cina, che ha avuto il suo apice tra il 1950 e il 1953, anno in cui è stato pattuito il cessate il fuoco(non la pace) tra le parti. Rimane necessario però rimanere con i piedi per terra: la strada per la pace è lunga e tortuosa. D’altronde pare un poco superficiale pensare che dopo cinquant’anni di guerra fredda e armamenti nucleari basti una camminata sul confine per chiudere i ponti con il passato e voltare pagina, oltre al fatto che, come sottolineato qualche riga più in alto, non sono solo le due Coree le parti in causa. Qui la trama si infittisce e si ingarbuglia, perché il nodo per trovare la pace passa proprio dagli Stati Uniti e dal Presidente dei tweet, Donald Trump: la base per la pace è stata posta dai due leader coreani, ma la vera svolta, possibile seppur poco probabile, potrebbe arrivare al summit tra il Presidente americano e Kim Jong-un previsto per fine maggio o inizio giugno. Non ci sarà pace senza disarmo nucleare della penisola. Le dichiarazioni a seguito dell’incontro tra i due leader coreani fanno ben sperare, sembra che la strada verso la denuclearizzazione sia stata imboccata, ma si tratta di parole, parole che stridono con il recente passato. La Corea del Nord, sotto la guida di Kim Jong-un ha ultimato negli ultimi mesi del 2017 i test sui missili nucleari a lungo raggio, in grado di colpire pressoché ovunque nel mondo. Kim ha minacciato gli Stati Uniti a vari livelli, si è sfiorata la guerra, di nuovo. Cosa è successo ora? E’ davvero possibile che Kim e Trump abbiano compreso quanto sia folle perpetrare lo stato attuale?
La via per un accordo di pace passa attraverso due principali strade: il disarmo nordcoreano e il rimpatrio delle truppe americane in Corea del Sud. Le due cose, se mai avverranno, dovranno svolgersi contemporaneamente: pena la caduta dell’accordo da parte di Stati Uniti da un lato, di Corea del Nord e Cina dall’altra. Non citiamo volutamente la Corea del Sud perché dai fatti recenti e anche meno recenti è Moon Jae-in l’unico a sforzarsi e sacrificarsi per una pace duratura, sotto il biasimo di tutte le altre parti. In palio c’è una nuova stagione di stabilità e pace nella penisola, con le potenzialità che l’area offre. In palio per chi si dimostrerà determinante per la pace c’è il premio Nobel per la pace, che Moon Jae-in ha già proposto per Donald Trump, nonostante lui stesso sia il primo artefice degli sforzi verso la fine delle ostilità.
Tutto sospeso dunque fino al summit tra Stati Uniti e Corea del Nord. La strada per la pace è lastricata di buone intenzioni. Possibile, seppur improbabile.

di Federico Bodo