Il diritto alla non eutanasia

Si chiama Vita ed è il dono più grande che l’universo ci abbia mai fatto. Sul diritto alla vita, invece, l’umanità sembra non essere d’accordo; mentre in Italia, infatti, si lotta legalmente e burocraticamente per tenere “spiritualmente” su questa Terra chi ha deciso di non farne più parte poiché ridotto ad un vegetale tra innumerevoli sofferenze (la legislatura si è evoluta in tal senso proprio negli ultimi mesi) per sè e per i suoi famigliari, in Inghilterra si delibera che basta, il troppo stroppia e che se non ci sono più speranze tanto vale staccare la spina. La morte del piccolo Alfie Evans ha portato un silenzio assordante non solo nella sua comunità d’origine, ma in tutta Europa. Assordante nella sostanza e nel modo in cui tutto ciò si è sviluppato, tra tam tam mediatici, appelli su Facebook e fiaccolate. Può un essere umano decidere sulla vita di un altro suo simile? Quando è giusto dire “basta”? Ma, soprattutto, si può davvero dire basta? Il precedente è stato tristemente creato ed ora la “patata” bollente spetta al legislatore. L’eterna lotta tra Cuore e Ragione, tra “pancia” e razionalità. Il 12 maggio l’Italia si riunirà ancora una volta in piazza, a Roma, per dire “sì” alla vita e ricordare il gladiatore di Liverpool sull’onda dello slancio emotivo; la prova del nove avverrà tra diversi mesi con la speranza che il mondo non dimentichi e trovi una soluzione per quanti ogni giorni si battono per il diritto alla vita.

di Michela Trada

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