Lavoratori stranieri in Italia: stipendi più bassi degli italiani

Su 60 milioni d 494 mila residenti in Italia (100 mila in meno rispetto all’anno prima), al 1° gennaio 2018 gli stranieri erano 5.065.000, stabilitisi prevalentemente nel Nord (6,4%), quindi al Centro (6,1%) e Sud (4,2%). Una percentuale notevole che, naturalmente, contribuisce anche al lavoro, al Pil, alle tasse e via discorrendo del nostro Paese.
Il vero e proprio boom l’abbiamo avuto tra il 2010 e il 2016, quando la popolazione straniera residente in Italia ha avuto un incremento del 37,8%, 1,4 milioni di persone. Sono in particolare gli albanesi (467.687), i marocchini (437.485), i cinesi (271.330), gli ucraini (230.728) a costituire la fetta più grossa di extracomunitari che si sono stabiliti in Italia.
Sono aumentati gli stranieri, è cresciuto pure il tasso di crescita di chi ha un posto di lavoro. Per i cittadini Ue, parliamo di un +2,4% (19 mila unità), per quelli non Ue del +1,4% (22.758). Nel 2016, l’incidenza degli occupati stranieri sul totale degli occupati era pari al 10,5% (6,3% nel 2007). La maggior parte è impiegata nell’agricoltura (16,6%) e nell’edilizia (17,1%). In particolare per quanto riguarda la prima, siamo a tre volte l’incidenza di 10 anni fa. Nel commercio siamo passati dal 3,7% del 2007 al 7,2% del 2016. In altre attività, nei servizi, siamo passati dal 5,9 al 10,7%.
La maggior parte degli stranieri in Italia svolge un lavoro dipendente: poco meno dell’80% ha la qualifica di operaio. Appena lo 0,9% ha ruoli dirigenziali o di quadro. Il 21% dei lavoratori comunitari ed extracomunitari, impiegati con mansioni di basso livello, è laureato: il 36,4% di chi ha una laurea è dirigente o svolge professioni intellettuali e tecniche. Il 32,1% di chi ha la licenza media fa l’operaio. Chi ha un’educazione secondaria superiore equivalente al diploma fa un lavoro manuale specializzato (31,2%).
Analizzando la soddisfazione del lavoro attuale, il 41,3% degli occupati non comunitari di 15 anni e il 48,5% dei comunitari dichiara di essere molto soddisfatto contro il 54,8% dei lavoratori italiani. I cittadini extracomunitari insoddisfatti lamenta problemi di mobilità professionale, retribuzione, sviluppo delle carriere e qualifiche professionali. Appena il 23,4% dei non Ue si colloca nella fascia alta di guadagno contro il 30,4% degli italiani e il 29,3% degli Ue.
A parità di livello (full time), gli italiani percepiscono mediamente il 25,2% in più di uno straniero non Ue e il 19,9% in più di uno Ue. Nel dettaglio, un laureato non comunitario prende 1.251 euro mensili, il 31,1% in meno di un italiano con lo stesso titolo di studio; un impiegato il 23,1% in meno, un lavoratore non qualificato l’11,4% in meno. Nel caso delle donne non comunitarie, il salario scende a 1000 euro mensili, -28,1% rispetto a un’italiana.
Esaminando le cessazioni di un rapporto di lavoro, nel 2016 sono diminuite quelle per dimissioni del lavoratore straniero (-30,4%), sono aumentati i licenziamenti per comunitari (+8,9%) ed extra (+15,1%). Sono aumentati tra il 2015 e il 2016 pure gli infortuni occorsi a lavoratori stranieri (+3,8%). Siamo passati da 92 mila denunce nel periodo gennaio – dicembre 205 a oltre 95 mila nello stesso periodo del 2016. Le denunce all’Inail con esito mortale sono state 157 (-13,7%).

di Alessandro Pignatelli

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