Matteo, quando l’Italiano serve… all’estero

Matteo, quando l’Italiano serve… all’estero

3 Maggio 2018 0 Di il cosmo

Da Hong Kong sembra arrivare la spiegazione sul perché l’Italia si trovi in uno stato di crisi economica. È Matteo Serone a raccontarlo, uno dei tanti italiani che lavorano all’estero: Matteo si trova proprio a Hong Kong: laureato in Economia Internazionale, è stato assunto da un’azienda di consulenza finanziaria grazie alla sua madrelingua. «Qui c’è un grande business italiano, anche se non si direbbe. Serviva proprio qualcuno che potesse comunicare in maniera corretta: il 29 dicembre sono stato contattato e l’8 gennaio ho iniziato a lavorare».

È così che Matteo inizia la sua carriera aziendale, in un Paese a migliaia di chilometri lontano da casa. Scelte difficili, che a volte, però, sembrano necessarie. Così come è necessario adattarsi ai nuovi luoghi in cui mettiamo piede per iniziare a viverci, assorbendo fin da subito le profonde differenze sociali.

«Tra la mentalità con cui guarda al lavoro la Cina e quella con cui si ragiona in Italia c’è una distanza abissale. Impossibile dire chi abbia ragione, perché quando si tratta di cultura non c’è giusto o sbagliato. È semplicemente così. I ritmi di lavoro – racconta Matteo – sono molto serrati e gli “straordinari” sono concepiti diversamente da come li intendiamo noi italiani: a Hong Kong se non sei riuscito a finire un lavoro, devi fermarti oltre l’orario lavorativo per semplice senso del dovere. Sono ore che non verranno pagate, diversamente che in Italia dove gli straordinari sono anche pagati di più, ma che sono dovute se necessarie per portare a termine i propri impieghi».

Mentalità, questa, radicata nel profondo e che giunge da antiche filosofie di vita: «Tutto, qui, si basa sul principio dell’armonia. E il lavoro è uno dei pilastri dell’armonia. Una società che funziona bene a livello lavorativo, fatta di individui impegnati, che si dimostrano attivi in ciò che fanno e nei ruoli che devono ricoprire, è armonica. Nasce da qui, dunque, il forte legame asiatico con il proprio lavoro. Un giorno, infatti – aggiunge Matteo –, mi sono sentito dire che in Occidente siamo in crisi economica proprio per questo. Perché non abbiamo lo stesso senso del dovere. Personalmente credo sia giusto, però, trovare spazi liberi che vadano oltre la quotidianità del proprio lavoro: non significa venire meno al proprio senso del dovere, perché l’impegno è veramente tanto in aziende come la mia, ma semplicemente fare in modo che l’armonia si formi anche grazie ad altri momenti».

E alcuni di questi momenti per Matteo hanno il sapore di “casa”: «Sono riuscito a trovare il vitello tonnato e la lingua con il bagnetto verde. In un ristorante tradizionale piemontese, di cui è titolare un torinese. Hong Kong è straordinaria proprio per questo – conclude Matteo -: per la sua capacità di essere crocevia di tradizioni, culture e filosofie rendendosi, così, il mix perfetto tra Occidente e Oriente. Dove ognuno, quindi, trova la sua dimensione».

di Sabrina Falanga