Viola, fuggita dall’Albania in guerra e ora piccola imprenditrice

Quando scoppiò la guerra, nel 1997, l’Albania diventò un Paese in fiamme. Chi poteva, se ne andava. Tra di loro anche Viola, oggi una vera e propria piccola imprenditrice in Italia. All’epoca, però, spaventata come tutti: “Aprirono tutti i magazzini di armi, nel mio Paese. Io presi i miei due figli e mia sorella e scappammo in Italia”.
Senza sapere se ci sarebbe stato un futuro, ma a volte tutto è meglio della paura continua. Del non sapere se il giorno dopo ti risveglierai. E, soprattutto, se i tuoi figli avranno qualcosa che somigli vagamente a un futuro: “Avevo un parente in Italia” dice ancora Viola, che oggi è proprietaria di un’edicola – tabaccheria e di un bar in un piccolo paese del Centro Italia.
L’Italia schiude veramente le porte a un avvenire migliore per Viola e per la sua famiglia. Qui lei conosce Ilario, che diventerà anche il suo compagno: “Ho cominciato facendo un po’ di lavoretti, tra cui le pulizie. Nel 2006 ho preso il bar, un paio di anni dopo l’edicola”. Oggi la situazione è totalmente diversa dalle macerie del 1997, ma Viola non tornerebbe comunque in patria: “Mi trovo bene, i miei figli si sono sposati. Ho troppi legami, adesso, in Italia per tornare a vivere in Albania”.
La famiglia, il motivo più importante per restare. Anche se la donna ammette: “Non ho trovato miei connazionali in Italia. Quindi no, non ho legato con altri stranieri. Chi c’è, è del Kosovo”. Ed è come se quella ‘guerra’ avesse lasciato comunque uno strascico. Perché quelle battaglie del 1997 hanno portato tanto odio, rivendicazioni territoriali. Non si è spento l’eco, anche se adesso sei al di qua del mare. Anche se sono passati 20 anni. Anche se ti sei rifatto una vita in un Paese che ti ha accolto bene. E ti ha permesso di riprendere in mano la tua vita.

di Alessandro Pignatelli

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