Vladimir, l’Ucraina “mi manca”. In Italia è diventato badante

L’Italia? La terra promessa. In particolare per chi arrivava dall’Est, dall’impero sovietico ormai diviso. Sbriciolato. Vladimir, ucraino, otto anni fa ha preso ciò che aveva ed è venuto a vivere nel Nord Italia. Già c’era la moglie, che era arrivata cinque – sei anni prima nel nostro Paese, e che dunque spingeva perché il marito facesse lo stesso.
“Sono venuto in Italia per soldi, da solo. In Ucraina non c’erano i soldi e non c’era lavoro. Non c’è neanche adesso, del resto”. Come tanti extracomunitari, anche Vladimir inizia facendo il muratore. Poi, però, arriva il momento di cambiare ancora. Diventa badante, un mondo contraddistinto in particolare dalle donne. Tuttora Vladimir fa questo lavoro. “Mi trovo bene. Ma l’Ucraina mi manca, sì”. Non basta il mese di ferie che gli permette di tornare a casa.
“L’Italia è un bel Paese, ma casa mia è meglio”. Impossibile dargli torto. Chi parte, sa cosa lascia. E non sa se rivedrà città, amici, abitudini. Forse l’obiettivo di Vladimir è mettere da parte un po’ di soldi per poi passare la ‘pensione’ in Ucraina, di nuovo. Insieme alla moglie che, pur essendo anche lei in Italia, vede poco. Entrambi impegnati ad aiutare qualcuno che non ce la fa da solo.
Vladimir può comunque ritenersi uno straniero fortunato. Ha trovato una casa, persone che si sono affezionate a lui, un lavoro stabile, uno stipendio buono. E, soprattutto, è in regola. Non è uno dei tanti fantasmi pagati in nero, venuti da noi con la prospettiva di fare fortuna, ma che poi si sono resi conto che era già un miracolo se riuscivi a mangiare un panino al giorno. Con i pochi spiccioli guadagnati con lavori saltuari. Quando non con l’elemosina fuori da un supermercato o da una chiesa. La terra promessa, ma non mantenuta.

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