L’Italia e i figli: sempre più tardi, sempre di meno

L’Italia è il Paese europeo con la percentuale più bassa di nascite. In parte compensato dal fatto che siamo lo Stato del Vecchio Continente in cui si adottano più bambini. Siamo anche il secondo Paese per adozioni di minorenni provenienti da Stati extraeuropei.
E ancora: siamo l’unico Paese europeo in cui cala la percentuale di bambini nati fuori dal matrimonio (troppa influenza della religione?). Se facciamo un parallelo con la Spagna, dove pure la natalità scende di 72 unità al giorno, scopriamo che le coppie non sposate fanno però più figli che da noi.
Insomma, mettiamola come vogliamo, ma donne e uomini nel nostro Paese non si moltiplicano. E il fatto che poi adottino può voler dire essenzialmente due cose: si aspetta troppo, magari con la speranza che la precarietà lavorativa diventi sicurezza economica, e poi – a una certa età – non si riesce più a generare; oppure, la tanto desiderata gravidanza proprio non arriva e allora si adotta.
Eurostat dà i numeri: in Germania il 35,5% (-0,5% rispetto all’anno prima) dei bambini sono nati da genitori non sposati, in Spagna siamo al 45,9% (+1,4%), in Francia al 59,7% (+0,6%), in Portogallo al 52,8% (+2,1%), in Gran Bretagna al 47,9% (+4,2% per i sudditi della Regina), in Norvegia al 56,2% (+0,3%), in Islanda arriviamo al 69,6% (+4%). E l’Italia: nel 2015 eravamo al 30%, nel 2016 siamo scesi al 28%. Troppi pregiudizi? Paura dei giudizi? O semplicemente poca voglia di diventare genitori? Certo, se andiamo molto indietro nel tempo, vale a dire al 1986, scopriamo che c’è stato un boom, dal 5,6% di allora. Come a dire che l’Italia puritana si è scrollata di dosso parecchie delle paure di finire all’inferno di 30 anni fa. Ma non è ancora sufficiente, soprattutto perché i matrimoni sono pochi.
Eppure, come ricordato all’inizio, l’Italia è anche il Paese che più adotta figli. A una media di 488 minori provenienti da altri Paesi europei ogni anno, più di tutti gli altri Stati messi insieme. La Francia, seconda, si ferma a 120. Adottiamo anche gli extracomunitari: la Spagna tra il 2004 e il 2014 ne ha adottati 3.081 l’anno; noi ci siamo presi cura di 3.037 bambini. Il totale fa più di 3.500 bimbi adottati dai nostri connazionali ogni anno.
Un altro dato collegato per forza a questi due è quello relativo alla contraccezione. Nel 2016 si sono registrate 1.713 interruzioni volontarie di gravidanza in meno rispetto al 2015, già calate di 9.940 rispetto al 2014. Vuol dire che le campagne di sensibilizzazione funzionano, che gli italiani sanno sempre di più come evitare di dover affrontare una gravidanza.
Non vanno poi dimenticate, in questa serie di numeri, le donne che invece il figlio lo fanno. Quelle che allattano al seno più di tutte le altre sono le laureate (89% dei casi contro l’85,5% delle diplomate e l’82,2% di chi si è fermata alla scuola dell’obbligo). E a tal proposito, è interessante anche andare a spulciare a che età si decide di diventare mamme. Se nel 1995, in Italia, il primo figlio si faceva a 28,1 anni, nel 2015 siamo saliti a 30,8. Siamo il fanalino di coda europeo. Al primo posto c’è la Bulgaria, laddove una donna decide di diventare mamma a 26 anni (ma erano 22,4 nel 1995). In generale, nei Paesi dell’Est, troviamo le età più basse.

I motivi? Oltre alla precarietà lavorativa, la voglia di prolungare la giovinezza, il crescente ruolo sociale della donna, la difficoltà di conciliare maternità e lavoro, i sistemi di welfare che funzionano poco e male.

 

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