Mamme in cerca di lavoro: attente alle domande illegali ai colloqui

Attenta, donna, che sei seduta davanti al responsabile delle risorse umane o al recruiter. Ti hanno selezionato per un colloquio di lavoro grazie al tuo curriculum, ma ora vogliono conoscerti più approfonditamente. Solo che spesso le domande sono poco consone e pure vietate dalla legge.
Un sondaggio di The Telegraph e The Independent ha rilevato come ben 4 donne su 10 subiscano domande imbarazzanti durante un colloquio di lavoro. Discriminandone il ruolo. Contro un 10% per l’uomo.
Per esempio: chiedere a una donna se ha dei figli, se li ha come intende gestirli, se intende averne o se è sposata non è legale. Come detto sopra, è discriminatorio. Come se vi chiedessero di che religione siete, se osservate qualche festività, quando e come vi comportate durante la sindrome premestruale (se ne soffrite). Purtroppo, sono tutti quesiti che più o meno volte possono venire rivolti a una donna.
Ricordate che si tratta di domande che, spessissimo, violano il Codice delle pari opportunità o, addirittura, lo Statuto dei lavoratori. Nel caso di dovesse accadere, potete rifiutarvi di rispondere, non con maleducazione però. Indagare sulle relazioni di un candidato è illecito, come segnala l’articolo 27 del decreto legislativo 198 del 2006, il Codice delle pari opportunità tra uomo e donna. Che recita: “E’ vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso, sull’orientamento sessuale, sullo stato matrimoniale, di famiglia o di gravidanza della persona intervistata, indipendentemente dalle modalità di assunzione, dal settore di attività e a tutti i livelli della gerarchia professionale”.
Attenzione perché lo stesso Codice considera domande inopportune pure quelle sulla gestione della famiglia, ovvero se ci sia una baby sitter o una nonna che possa accudire a casa i figli. La discriminazione nasce in questo momento. Momento chiave anche per capire con quale azienda avete a che fare. Difficile pensare che, se pur dribblate queste domande in sede di colloquio, una volta assunti non si possa incorrere in altri episodi al momento di un’eventuale gravidanza o di permessi chiesti per questioni relative alla famiglia e ai figli in particolare.

 

di Alessandro Pignatelli

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