Se il figlio tanto atteso non arriva…

Un figlio ti cambia la vita: un detto tanto antico quanto vero. Cosa succede, però, se quel figlio così desiderato non arriva? Quanto muta effettivamente l’esistenza di una coppia il “non” concepimento?
Per affrontare il delicato argomento “infertilità” abbiamo intervistato il dottor Augusto Enrico Semprini, ginecologo, immunologo riproduttivo ed infettivologo autore altresì del volume “La nuova gravidanza”.
E’ corretto dire che vi sono più coppie sterili oggi rispetto al passato?
No, non è corretto. Ai giorni nostri vi sono più possibilità di diagnosi e di cura dell’infertilità e questo sposta l’attenzione sulla coppia infertile; basti vedere quanti mariti e mogli o compagni anziani non hanno avuto figli per mancanza di cure adeguate o per l’assenza di strategie terapeutiche atte a risolvere il loro problema. Oggi la stima complessiva di coppie che non possono avere prole è del 10, 20%. Il 50% di questa infertilità è di fattore maschile (la qualità seminale non è adeguata alla riproduzione), il 20% è legata a disturbi ovulatori, mentre il 30% è inerente all’apparato genitale femminile (endometriosi, danno tubarico).
Come si interviene di fronte a queste circostanze?
Il timore di ogni coppia è quello di addentrarsi in un percorso molto complesso e di esito incerto. In realtà attraverso dei semplici accertamenti (seminali per l’uomo, ovulatori per la donna) è possibile avere una diagnosi con una singola visita. I problemi più difficili da diagnosticare sono quelli legati all’apparato riproduttivo femminile; con una procedura laparoscopica, però, sarà possibile capire se ci si trova di fronte ad un caso di endometriosi o di danno tubarico. In caso di risposta affermativa lo svantaggio è dato dal tempo chirurgico dell’intervento, sia pure mini-invasivo, ma in questo modo il medico può correggere e ristabilire la possibilità di concepire.
Il primo intervento è quindi sempre diagnostico?
Sì. In questa fase, infatti, lo specialista può delineare la strategia di cura. La prima è vedere se recuperare una fertilità spontanea; la seconda è quella della tecnologia riproduttiva in vitro dell’ovulo con successivo trasferimento dell’embrione così formato nell’utero della donna. Questa tecnica ha un margine di successo del 20, 50% in accordo all’età della donna ed in risposta alle sue qualità ovariche.
Quando è bene rivolgersi ad uno specialista?
La maggior parte degli specialisti ritiene opportuno sottoporsi ad un esame quando dopo un anno, con una frequenza di due o tre rapporti alla settimana (la media a cui si fa corrispondere una possibilità di gravidanza del 90%), non avviene il concepimento.
Quindi attendere ulteriormente non serve?
L’attesa permette al 7% delle coppie di ottenere una gravidanza; può essere una scelta consapevole quando la donna ha meno di 35 anni. Attendere dopo questa soglia di età comporta, invece, una significativa riduzione dell’efficacia della cura. Nell’attesa, l’età è una discriminante.
Dopo un anno di insuccessi la coppia deve essere incoraggiata ad avere un consulto medico?
La risposta è sì e il ricorso ad una fecondazione extracorporea è una decisione che deve essere tenuta in considerazione. Il consulto dello specialista può essere molto utile per comprendere la motivazione dell’infertilità che può essere dettata anche da un problema severo quale ad esempio l’assenza di spermatozoi in campo maschile o di endometriosi per la donna.
Vi sono anche coppie che hanno concepito il primo figlio e poi più nulla…
Si tratta di un fenomeno chiamato infertilità secondaria. Si ritiene che una coppia di provata fertilità, qualunque sia stato il suo esito (parto o aborto spontaneo) debba concepire entro i sei mesi successi; qualora ciò non avvenga è bene rivolgersi ad uno specialista al fine di individuare il problema e trattarlo.
Quindi lei è convinto che in una singola visita possa esserci una diagnosi o una tipologia di cura?
Il costo e il fastidio di una visita ginecologica presso una struttura pubblica o un medico di fiducia può essere affrontato da quasi tutte le coppie. Fatta la diagnosi la possibilità di cure disponibili è molto elevata. Ogni coppia dopo questo primo colloquio può decidere se continuare nel percorso diagnostico o terapeutico oppure affidarsi all’attesa nella speranza di un concepimento tardivo.

di Michela Trada

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