Dalia e Grace: sono i bambini ad insegnarci che cos’è l’amore

Conoscersi, per Delia e Grace, è significato smetterla di cercare vie di fuga e nascondersi dietro a bugie: “In realtà ci ho messo un anno a dire ai miei che ero fidanzata con Grace. Loro – riprende Delia – l’avevano già conosciuta perché spesso veniva a casa mia, a Brescia, così come tante volte ero io ad andare a Torino da lei, ma erano convinti che fosse solo un’amica. Credo, però, che mia madre l’avesse capito: erano tante le volte in cui, dal nulla, mi ripeteva che a lei ‘potevo dire tutto, che sarebbe sempre e comunque stata al mio fianco’. E un giorno, quindi, le ho lasciato un bigliettino…”.

Per comprendere i sentimenti di diversa natura di cui parla questa storia bisogna mettersi al pari di un bambino. Perché i bambini non hanno pregiudizi, siccome la loro mente è ancora ‘pura’. “Sì, spiegare ai nostri bimbi la nostra storia d’amore è stato più semplice di quanto pensassimo. Loro non hanno tabù e la loro ingenuità non li porta a giudicare, piuttosto a incuriosirsi, com’è giusto che sia. È la mente adulta che, ormai, è infarcita di preconcetti e chiusure”.

Parlano dei ‘nostri’ bimbi perché la loro relazione è iniziata quando i bambini erano ancora piccoli e sono cresciuti con loro e le chiamano ‘mamma uno’ e ‘mamma due’. “O più semplicemente ‘mamma’. In quel momento sappiamo perfettamente di chi hanno bisogno”. Loro sono Delia e Grace e questa è la loro storia d’amore: non solamente quella che hanno costruito insieme ma anche quella che hanno dovuto instaurare con loro stesse, prima di trovare una vicendevole felicità.
Delia Giambuzzi, 30 anni, è di origini bresciane. Grace Castaneda, 34 anni, è delle Filippine ma vive in Italia da quando ne aveva 17. Hanno entrambe un passato molto simile, fatto di rinunce e costrizioni: “Abbiamo obbligato noi stesse a non esprimere ciò che sentivamo di essere. Per tanto tempo”.

Quando Grace arriva in Italia, incontra poco dopo l’uomo che sarà il suo compagno per molti anni e dal quale avrà due figli. “Non ero felice. Sentivo di star vivendo una vita non mia, una vita in cui non ero protagonista. Fino a un certo punto ho saputo fingere anche con me stessa: questo perché – racconta Grace – temevo che le persone non mi avrebbero capito. Mi avrebbero risposto con i soliti modi convenzionali: hai un lavoro, un compagno, dei figli, cosa ti manca? Quello che mi mancava era la mia stessa persona. I bambini erano ancora molto piccoli quando ho deciso che fare finta di nulla non era la soluzione. A quel punto ho detto al mio compagno che non volevo più stare con lui: ‘perché mi piacciono le donne. Sono lesbica’ senza troppi giri di parole. Inizialmente abbiamo vissuto come i classici ‘separati in casa’ ma è durato poco perché non era facile, per nessuno dei due, vivere il distacco. Anche decidere di tornare a casa da mia madre non è stato semplice: fu proprio il mio compagno a dirle la motivazione per cui ci eravamo lasciati e lei fece molta fatica ad accettarlo. Veniamo da una cultura, quella filippina, che non è ancora così aperta e pronta come quella occidentale. Gli omosessuali vengono tollerati, certo, ma sempre guardati come quelli ‘diversi’, persone ‘di serie B’. A quel punto decisi di sparire per qualche giorno, appoggiandomi a qualche amica che nel frattempo avevo conosciuto su un Forum online: una vera e propria comunità di donne lesbiche, riunite per conoscersi, fare amicizia, darsi conforto e nella quale sentirsi meno sole. È proprio grazie al Forum che ho conosciuto Delia”.

“Settembre 2011 – interviene Delia -, era settembre 2011 quando ci siamo conosciute. Grace aveva organizzato il suo compleanno, al quale io avevo deciso di partecipare: era la prima volta che ci incontravamo di persona, dopo esserci sentite qualche rara volta attraverso il Forum. Il nostro è stato un colpo di fulmine: io, attraverso lei, ho finalmente ritrovato me stessa. Prima di Grace avevo avuto diverse storie, sia con uomini sia con donne, non avevo ben chiara la mia strada e ci fu un periodo in cui raggiunsi l’apice del mio malessere. Ero fidanzata con un ragazzo ma non ero felice. Per stare bene con lui dovevo, ogni volta, ubriacarmi. Ogni sera. Tra alcol e cibo ci è mancato poco che non raggiungessi i cento chili. Non è per niente facile esprimere se stesse quando hai paura dei giudizi e quando, probabilmente, sei talmente offuscata dai tuoi timori che nemmeno tu sai chi sei e che cosa vuoi. Cercavo continuamente il mio posto nel mondo, anche a livello geografico: ho studiato all’estero e girato diverse città. Ma è un continuo vagabondare finché non accetti che non esiste luogo in cui star bene se non esci dalla gabbia dorata che tu stessa ti sei costruita e nella quale con forza ti sei rinchiusa”.

Quando si sono fidanzate, sei anni fa, hanno voluto che i bambini di Grace conoscessero subito la situazione sentimentale della mamma: “Non abbiamo mai detto loro menzogne, non abbiamo mai nascosto loro la verità. Inizialmente avevamo paura di come avrebbero affrontato la cosa e invece è andata bene: i bambini sono puri, non hanno pregiudizi, non sono ancora stati intaccati da preconcetti culturali” ripete Grace. Anche Delia, quando parla dei due bimbi (che ora hanno 12 e 10 anni), racconta i loro come ‘i miei figli’: “Perché sono di chi li cresce, non solamente di chi li fa: io, amando Grace, amo anche queste due piccole creature, alle quali cerco quotidianamente di dare insegnamenti e valori morali. Li seguo nelle loro attività, gioco con loro e, insieme alla mia compagna, li curo se hanno la febbre. Cosa mi differenzia da una mamma biologica, dunque? Perché non dovrei considerarli i miei figli?”
“Non è così semplice per tutte le coppie, però. Specialmente – sottolinea Grace – per quelle che si trovano a gestire figli grandi, magari adolescenti. Noi siamo state fortunate, forse abbiamo trovato anche il giusto modo per vivere la situazione. Abbiamo partecipato qualche volta a un gruppo di auto mutuo aiuto, a Torino, ma non ne abbiamo più sentito la necessità perché con i nostri figli non abbiamo problemi. Ma sono gruppi che servono perché aiutano a sentirsi meno soli: ci sono tanti genitori omosessuali, sia uomini sia donne, che soffrono la solitudine. Sapere che c’è qualcuno che ti può capire è utile a non sprofondare nella propria angoscia”.

Delia e Grace hanno deciso, fin da subito, di vivere insieme, con i due bimbi, a Torino. Lo scorso anno, il 16 giugno 2017, si sono sposate: “C’è solo un’ultima cosa da dire: è l’amore, in senso generico, l’amore tra gli esseri umani, a salvarci”.

 

di Sabrina Falange

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