Giurisprudenza: dalla famiglia alle famiglie

A seguito dei più recenti interventi legislativi, nonché del’evoluzione giurisprudenziale i rapporti familiari hanno assunto una nuova fisionomia. La famiglia costituisce, infatti, un istituto spesso definito come “storicamente orientato”, plasmato dalla storia e inevitabilmente influenzato dai mutamenti sociali.
Con la legge n. 76/2016 si assistito infatti al passaggio “dalla famiglia alle famiglie”.
Sino al 2016 dal punto di vista normativo esisteva esclusivamente la famiglia fondata sul matrimonio, mentre gli altri consorzi erano considerati giuridicamente irrilevanti in quanto produttivi solo di doveri morali e sociali. Oggi invece la famiglia è divenuta un istituto quadripartito. Alla famiglia “classica” (fondata sul matrimonio) si affiancano le unioni civili tra omosessuali, le convivenze regolate contrattualmente e le convivenze non contrattuali.
La famiglia “classica”, quella fondata sul matrimonio, presenta quattro tratti fondamentali: l’esclusività, in quanto incompatibile con altri vincoli; la capacità espansiva, in quanto atta a creare rapporti di parentela e di affinità; la stabilità, in quanto presupposto della cessazione (divorzio) è la separazione; la vincolatività, in quanto sono previsti doveri inderogabili che limitano la libertà del singolo.
Quanto alle unioni civili tra omosessuali, già prima dell’intervento del legislatore tali convivenze erano state considerate “formazioni sociali”, ma solo nel 2016 divengono un vero e proprio istituto familiare produttivo, come il matrimonio, di diritti e di doveri rilevanti. L’estensione per le unioni civili della maggior parte delle norme previste per il matrimonio ha addirittura portato a parlare di “matrimonializzazione delle unioni civili”. Tuttavia sono presenti alcune “stranezze”, alcune delle quali derivanti da retaggi storici, altre del tutto incomprensibili. Tra queste ad esempio non è stata riconosciuta la filiazione. Si tratta infatti di una questione delicata che è ancora molto dibatutta. Inoltre lo scioglimento dell’unione civile non presuppone, come nel matrimonio, alcuna separazione. Infine manca un richiamo alla fedeltà, quindi viene meno uno dei caratteri fondamentali del matrimonio rappresentato dalla stabilità.
Quanto, invece, alle convivenze, esse erano prima riprovate, poi accettate e infine riconosciute grazie alle pronunce giurisprudenziali che sono intervenute nei diversi ambiti del diritto. Fino al 2016 le convivenze erano sì tutelate in quanto “formazioni sociali”, ma non producevano, sul piano giuridico, alcun vincolo. Oggi esistono due tipi di convivenze: le convivenze contrattuali e quelle meramente legali. Nel primo caso la convivenza è regolata da un contratto che può concernere solo gli aspetti patrimoniali. Nel secondo, che si verifica quando non vi è un contratto, sono previsti effetti legali derivanti direttamente dalla convivenza in sé. Tuttavia tra tali effetti non rientrano né i doveri personali, né i doveri patrimoniali. La convivenza in tali casi finisce per produrre sul piano giuridico effetti esclusivamente in pochi ambiti tra i quali quello assistenziale, lavorativo e saniratio.
Alla luce di quanto illustrato è peranto evidente che sebbene il legislatore abbia fatto un enorme passo in avanti affinché anche il diritto di famiglia si confacesse finalmente ai mutamenti sociali degli ultimi anni, in materia di convivenze (sia eterosessuali che omosessuali) non molto è cambiato rispetto al passato. Di conseguenza le coppie unite in unione civile sono oggi più tutelate rispetto alle coppie che convivono.

 

di Giulia Candelone

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