Il settimo Scudetto consecutivo della Juventus: pura mitologia

Mancava solo il dato aritmetico e domenica è giunto anche quello, il settimo Scudetto consecutivo della Juventus, quello leggendario, appartiene già alla bacheca della società della Continassa. Una settimana da incorniciare e tramandare quella della Juventus, in quattro giorni due conquiste che entrano, di diritto, nella mitologia del calcio. Due trofei in cinque giorni: prima la quarta Coppa Italia consecutiva, vinta grazie al sonoro 4-0 rifilato al Milan nella cornice del Olimpico di Roma, poi il settimo Scudetto di fila ottenuto sempre nello stesso stadio, frutto di uno pareggio per 0-0 al cospetto dei giallorossi di Di Francesco. Traguardi storici, epici, che entrano di diritto nella mitologia del calcio, mai nessuno nel nostro Paese era riuscito ad inanellare per ben quattro anni consecutivi la doppietta Campionato e Coppa Italia, risultati impareggiabili nella storia del calcio moderno. Una Juventus da guinness dei primati, con un allenatore come Massimiliano Allegri che sta diventando il condottiero per eccellenza. Ma qual è il vero segreto per poter fare man bassa di trofei? L’inconfessato segreto del gruppo è indubbiamente la fame di vittorie rinnovata, corroborata da forti stimoli per cercare, ogni anno, di prevalere sugli avversari ogni volta che i giocatori calcano il campo. La Società, ormai ha dimostrato una mentalità vincente, che attanaglia e viene trasfusa a ogni singolo appartenente, in primis i giocatori, e un allenatore, che nonostante sfoggi sorriso e ironia, nelle interviste, è un gestore di risorse umane eccellente e dispensatore di motivazioni come pochi ce ne sono. Cercare di entrare in campo e vincere è stampigliato a fuoco nel Dna della Vecchia Signora, a Torino si parla poco ma si pedala tanto, sempre a testa bassa, senza sproloqui e festeggiamenti anticipati, come è accaduto a Napoli, per esempio. Questa squadra, prima capeggiata da Antonio Conte, e poi da Massimiliano Allegri, in sette anni, è stata letteralmente devastante e cannibale in Italia, e negli ultimi quattro ha fatto incetta di titoli italiani, riacquisendo un pedigree europeo al top. Tutto ciò è stato possibile grazie all’apporto strepitoso di un grandissimo allenatore come Massimiliano Allegri, che ha posato le basi sull’architrave portante composto dai senatori, veri leader nello spronare i compagni nella buona e nella cattiva sorte. Un gruppo eccezionale in grado di rinnovarsi ad ogni nuova annata, nonostante cessioni eccellenti. Tutto parte da lì, ma sarebbe riduttivo assimilare tutti i trionfi di casa Juve sondando solo una componente, ogni ingranaggio funziona a dovere, in piena sinergia con tutte le componenti. Quattro i momenti decisivi, sul campo, per cucire sulle maglie bianconere lo scudetto: la vittoria al San Paolo di Napoli con la rete magica del Pipita Higuain, il gol pazzesco di Dybala al novantatreesimo di Lazio–Juventus, a Roma, dove le certezze napoletane hanno subìto un duro colpo, il gol di Higuain a Milano contro l’Inter, sul finale di match, ha certificato che la Juve non molla mai ed era pronta a sprintare fino all’ultimo secondo per il titolo. Poi, il sigillo definitivo, l’entrata di Douglas Costa contro il Bologna al Allianz Stadium, mentre la Juventus era sotto 0-1. Il giocatore brasiliano ha cambiato le sorti del match, vinto poi per 3-1, sancendo l’acuto finale verso il leggendario settimo scudetto consecutivo. Douglas Costa, è bene dirlo, è stata una delle armi in più appannaggio di Allegri e della Juve, uomo che a più riprese ha scavato un solco profondo tra le maglie bianconere e gli inseguitori, il vero calciatore-copertina di questo settimo scudetto. Non rimane che la partita interna di sabato 19 maggio contro il Verona, allo Stadium, alle ore 15, per celebrare al meglio questo ennesimo titolo, una sorta di passerella per salutare, uno ad uno, tutti gli interpreti del tricolore, poi scoppierà la festa nel catino torinese, con la classica liturgia della premiazione, festa che poi si traferirà nelle vie del centro di Torino. La Juventus era già nella leggenda del calcio, è lapalissiano affermarlo, ma questo settimo titolo consecutivo la consegna alla mitologia indelebile del dio pallone.

di Franco Leonetti

Rispondi