In Italia non ci si sposa più

Il matrimonio? In Italia sta diventando un pezzo raro. Chi decide di convolare a nozze, di media, lo fa con due anni di ritardo rispetto a dieci anni fa. Aumentano anche i riti civili, a scapito di quelli religiosi.

Lo fa sapere l’Istat, che parla di un vero e proprio crollo dei fiori d’arancio negli ultimi dieci anni nel nostro Paese, per lungo tempo tradizionalista e quindi attaccato anche allo sposalizio.
L’Istat ha preso in esame la situazione nel 2006 e quella all’inizio del 2016. C’è stata una diminuzione del 17,4%,. La diminuzione non c’è soltanto in termini assoluti, ma pure in proporzione alla popolazione residente: da 4,2 per mille a 3,4 per mille. Non c’è un motivo solo alla base della scelta di utilizzare il matrimonio solo come estrema ratio. Si va dalla mancanza di soldi alla voglia di libertà, fino a un cambiamento nella cultura e nella società.
Come anticipato prima, chi decide di fare il fatidico passo pronunciando la frase ‘sì, lo voglio’ è mediamente più anziano nel 2016 rispetto al 2006. Di media, gli uomini di 2,3 anni (32,4 anni nel 2006, 34,9 nel 2016), le donne di 2,5 anni (29,4 nel 2006, 31,9 nel 2016). Variazioni di cui tenere conto riguardano pure gli aspetti economici: il regime in comunione dei beni passa dal 40,9% al 27%. Se prima si sceglieva spesso la chiesa e il rito religioso, adesso si opta per il rito civile. Quest’ultima ipotesi viene scelta da quasi una coppia su due (46,9%), dieci anni fa eravamo a una su tre (34%). C’è stato dunque un aumento di 12,9 punti percentuali.
Nel 2015 sono stati celebrati in Italia 194.377 matrimoni, 4.600 in più dell’anno precedente (aumento più consistente dal 2008). Il dato, però, se confrontato nel periodo 2008 – 2014, vede il matrimonio ridursi al ritmo di quasi 10 mila all’anno. La lieve ripresa è dovuta alle prime nozze tra sposi di cittadinanza italiana: 144.819 celebrazioni nel 2015 (2 mila in più del 2014); dal 2008 al 2014 erano diminuite di oltre 40 mila. Aumenta la propensione alle prime nozze (429 per 1.000 uomini, 474 per 1.000 donne). Anche in questo caso, valori inferiori del 20% rispetto al 2008.
Le seconde nozze, o successive, sono state 33.579 nel 2015 (3 mila in più sul 2014, +9%). L’incidenza sul totale dei matrimoni raggiunge il 17%. Con rito civile, sono stati celebrati 88 mila matrimoni (+8% sul 2014). Gran parte dell’aumento è dovuto alle seconde nozze. I matrimoni in cui almeno uno dei due sposi è straniero sono 24 mila (12,4% del 2015), -200 unità rispetto al 2014.
Con l’introduzione del divorzio breve, c’è stato un aumento consistente dei divorzi: 82.469 (+57% sul 2014), mentre le separazioni sono state 91.706 (+2,7% rispetto al 2014). Con l’introduzione degli accordi extraconiugali per separazione e divorzio, presso gli Uffici di stato civile sono stati definiti 27.040 divorzi (pari al 32,8% dei divorzi del 2015) e 17.668 separazioni (19,3% delle separazioni). Al momento della separazione, mediamente, si stava insieme da 17 anni. Negli ultimi 20 anni è raddoppiata la quota delle separazioni per matrimoni di lunga durata (11,3% del 1995 al 23,5% del 2015). Quando avviene la separazioni, i mariti hanno mediamente 48 anni, le moglie 45. La fascia d’età più numerosa è quella tra i 40 e i 44 anni per le mogli (18.631 separazioni, 20,3% del totale), tra i 45 e i 49 anni per i mariti (18.055, il 19,7%). Ci si separa di meno se ci si è sposati con il rito religioso. A distanza di 10 anni dalle nozze, i matrimoni sopravviventi sono praticamente gli stessi per le coorti di matrimonio del 1995 e del 2005 (rispettivamente 911 e 914 su 1.000). I matrimoni civili sopravviventi scendono a 861 per la coorte del 1995 e a 841 per quella del 2005.

 

di Alessandro Pignatelli

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