Ivan e Alessandro, il primo bacio e quella promessa di “per sempre”

Sono giovanissimi: 16 e 18 anni. Ivan e Alessandro, di Biella, sono uno il primo amore dell’altro. E, per la più romantica delle visioni, dicono: «Speriamo di essere anche l’ultimo. O meglio: l’unico».
I due ragazzi frequentano lo stesso Liceo, dove si sono conosciuti l’anno scorso: è bastato uno sguardo durante un corso extra orario scolastico, dedicato alla scultura, per far sì che si dicessero tutto senza dover dire nulla: «Ho capito immediatamente che Alessandro poteva essere una persona interessante. Inizialmente mi colpì fisicamente – racconta Ivan – poi mi ha attirato il suo modo di lavorare alla scultura e, soprattutto, il suo modo di parlare, di esprimersi. Non mi sono mai sentito a mio agio con i miei coetanei, perché mi ritrovo spesso a confrontarmi con ragazzi che non hanno voglia di vedere la vita in maniera più profonda; Alessandro, invece, mi ha mostrato da subito di essere una persona capace di andare oltre, di guardare insieme a me verso prospettive più lunghe».
Per Ivan, quello con Alessandro è stato anche il suo primo bacio: «Ma lo sa solo lui. Ho mentito, in passato, sulle mie esperienze: mi sono sempre vergognato di dire che non avevo ancora trovato nessuno con cui condividere così spontaneamente la mia fisicità. Alessandro, invece, aveva una storia quando ci siamo conosciuti: era fidanzato con una ragazza, con la quale però non era felice. E, forse, nemmeno lei…».
A scuola è difficile vivere liberamente la loro storia d’amore. Così come lo è al di fuori dell’edificio scolastico, in realtà: «In Istituto credo abbiano capito che sia io sia Alessandro siamo gay, anche se nessuno ha mai avuto il coraggio di chiedermelo esplicitamente. Non mi darebbe fastidio, anzi – spiega Ivan -: il non chiedermi come mai non ho una fidanzata o evitare di fare battute sulle ragazze quando ci sono io è peggio. Mi fa sentire come quando si evita appositamente di guardare un disabile, fingendo normalità e invece si mostra solo rigidità e incapacità di apertura al mondo. In ogni caso, non è un problema “nascondere” la nostra relazione a scuola: anche le coppie eterosessuali, nate tra i nostri compagni, non si mostrano palesemente. È solo una questione di rispetto per l’ambiente scolastico e per i professori, che comunque ci chiedono un certo comportamento. Credo sia anche giusto. Mi pesa, invece, sentirmi osservato per la città se cammino mano nella mano con Alessandro: a volte, quando abbiamo voglia di libertà, prendiamo il treno e andiamo a Torino o a Milano, dove ci si confonde meglio tra le persone e sei solamente uno dei tanti e non il “diverso” dietro al quale nascondere risatine e gomitate. Soprattutto perché né io né Alessandro siamo “diversi”: la nostra omosessualità è semplicemente parte integrante della nostra personalità. Così come si è “normali” sia se si è introversi sia se si è estroversi, non dovrebbe esserci differenza tra etero e gay. Io e Alessandro ci diciamo sempre una cosa – conclude Ivan -: siamo fortunati ad essere giovani, perché abbiamo speranza nel futuro e siamo certi che non manchi molto a una pacifica rivoluzione che darà alle persone un nuovo modo di vedere le cose».

 

di Sabrina Falanga

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