Lega e Cinque Stelle si parla di intesa, ma il Governo manca ancora

Ci eravamo permessi di anticipare la scorsa settimana di non considerare le parole sottese alle intenzioni di Matteo Salvini e Luigi Di Maio riguardo ad un possibile accordo di Governo.
Siamo tuttavia, malgrado gli sviluppi, a nostro agio. Le parole si sono moltiplicate, gli incontri tra i due leader anche, le dichiarazioni sempre più ottimiste, ma il Governo in effetti ancora non c’è. Si chiede altro tempo, ancora un pochino di tempo, un po’ come da bambini, quando la mamma ci diceva che era ora di andare a letto ma “no! Ancora cinque minuti, dai!”. Alla fine comunque a letto si andava, cinque minuti prima o cinque minuti dopo.
L’impressione è un po’ questa: giorno dopo giorno il contratto di Governo fa dei passi avanti, l’ottimismo cresce, ma pare sempre che il voto sia l’unica prospettiva verosimile. Di traverso infatti, oltre al tempo, ci sono diversi fattori. L’Europa pronostica scenari apocalittici sulla nascita di un Governo Lega-M5S, Silvio Berlusconi, appena riabilitato, tornerebbe a votare domani mattina, Giorgia Meloni è offesa, il PD ha crisi esistenziali e Mattarella ha le scatole piene, probabilmente pensa ad un trasloco in Germania.
Venendo al contratto in via di stesura poi, pare sempre più complesso mettere insieme due anime che di simile hanno pressoché solo la spinta populista. Si parla di giustizia, tema caro a Berlusconi, ma la direzione verso cui se ne parla sembra opposta al leader di Forza Italia. Si parla di deficit, e di mirabolanti future richieste al vertice della BCE Draghi di eliminare centinaia di miliardi di euro di deficit, magia alquanto oscura ci vien da pensare. Si parla di carcere per gli evasori e questa è davvero curiosa: il presupposto di questa pensata è che coloro che non hanno rispetto per lo Stato vengano dallo Stato rinchiusi per anni, così da imparare a rispettare lo Stato stesso; un po’ come se dovessimo insegnare ad un bambino il rispetto per gli adulti mancandogli di rispetto. Infine l’ultima grande proposta: uscire dall’euro. Inutile ragionare sulle conseguenze nel prendere con leggerezza questa decisione, soprattutto si ci immaginiamo il Premier terzo, politico e decisionista che un giorno esce dall’euro, inventa una nuova moneta tutta italiana, e il giorno successivo si reca con decisione alla BCE per chiedere a Draghi di risparmiare centinaia di miliardi di non si sa più quale moneta. O forse, chissà, si pensa di chiedere prima la cancellazione del debito e poi dae l’addio all’eurozona? Quanta fretta, ma dove corri?

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