Parla come mangi

Dicono che al Centro e al Sud la gente parli in modo più volgare che al Nord. Ma chiaramente questo è un pregiudizio. La volgarità può esistere a Trento come a Caltanissetta. Ma siccome proprio recentemente una persona che abita al Nord me l’ha detto, mi ha ispirato la rubrica di questa settimana. Perché significa che il pregiudizio, in Alta Italia, è resistente. Propriamente ereditato da chi si trasferiva al Nord per lavorare come operaio negli anni ‘60 e ‘70. Spesso persone di bassa cultura, certo non cresciute a caviale e buone maniere. Insomma, è un po’ quello che capita oggi con i migranti: sono sporchi, portano le malattie, tutti delinquenti, ci rubano il lavoro. Alcuni, forse, la maggior parte viene da dire perché chi lascia la sua terra lo fa perché è in condizioni disperate. E la disperazione non è certo il miglior lasciapassare per cercarsi con calma un’occupazione in un Paese straniero.
Toccando con mano ciò che si dice al Centro, posso smentire naturalmente che si parli più volgare che al Nord. In alcune zone, probabilmente, il modo di parlare è più rustico. Pure un romano ha delle espressioni lontane anni luce da un milanese. Ciò non vuol dire che ‘pirla’ sia propriamente un vocabolo da educande. Forse, se proprio vogliamo trovare un collegamento con l’affermazione dell’inizio del post, al Centro si parla più come si mangia. Senza tanti giri di parole. Si va più velocemente e più dritti al punto, nel bene e nel male. Nel criticare e nell’apprezzare qualcuno o qualcosa. Maggiore schiettezza? Sì, forse. E’ più difficile, qui, evitare la battuta sagace durante una conversazione. Al Nord, invece, ci si trincera meglio, si fa scudo più facilmente con la scusa della freddezza. Da una parte e dall’altra. Salvo poi tirarti per la giacchetta in separata sede.
Al Centro si reagisce più a caldo. Magari si alza la voce, pure. Ma cinque minuti dopo i due ‘litiganti’ hanno fatto pace. Pure se si erano detti le peggiori cose. Difficile offendersi. Difficile adeguarsi, pure, a questo modo di fare per chi è permaloso o non era abituato. Perché lui scherza, ma tu lo prendi sul serio. Lui pochi minuti dopo ti parla come se niente fosse, tu c’hai il muso lungo così. E nella testa ti girano le parole o parolacce che magari ti sei sentito urlare contro. Al Nord succede in casi limitati: nel traffico, per esempio. Lì viene fuori la vera natura umana. Lì il Nord si appiattisce, somigliando al Centro e al Sud. Restano le differenze, sostanziali, che riassumo con un esempio.
La fila alle Poste. Al Nord si sbuffa, si guarda l’orologio, si borbotta. Al Centro si sbuffa, si inizia a parlare forte perché quello allo sportello senta bene. Arrivato il tuo turno, chi sta lavorando si sente pure apostrofare in malo modo, e magari inizia uno scambio fitto fitto e a voce alta che non fa che rallentare nuovamente la coda. Al Nord, arrivato il tuo turno, si fa quello che si deve fare e poi si sbuffa di nuovo. Perché, si sa, il tempo è denaro.

 

di Alessandro Pignatelli

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