Silvia, il ‘sì’ dopo 14 anni di convivenza. Tutto merito di un anello…

Dopo 14 anni di convivenza, ci voleva una proposta di matrimonio ‘teatrale’ per ottenere il sì della dama. Così Silvia, 42 anni, psicologa, alla fine ha ceduto, ma non senza far soffrire il futuro marito per qualche istante: “A cena, lui mi ha dato l’anello e un biglietto con sopra scritto: ci sposiamo? Gli ho risposto: ci devo pensare. Ma stavo scherzando”. Sarebbe stato bello vedere la faccia del cavaliere…
Battute a parte, Silvia è sposata da otto mesi circa, ha due figli, ma non esclude di arrivare al numero perfetto, tre: “Ogni tanto ci pensiamo, ma forse siamo un po’ troppo vecchierelli. Una femmina? Perché no, dopo due maschi”. Racconta l’inizio della storia d’amore, lei: “Ci siamo messi insieme nel 2003, ma ci conoscevamo già perché lui era amico di quello che poco prima era ancora il mio fidanzato. Lavorava a Pavia, ma quando ci siamo fidanzati è tornato a Terni. Ha preso casa e abbiamo iniziato una fase di semi-convivenza, nel senso che io avevo sempre la valigia pronta”.
Capita il primo avvenimento importante e decisivo: Silvia resta incinta: “Lo volevamo? Il desiderio c’era ed era condiviso, ma non è stato proprio cercato in quel momento. Comunque, a quel punto, abbiamo acquistato un’altra casa ed è iniziata la convivenza vera e propria. E’ nato il primo figlio, due anni dopo il secondo”.
Per entrambi, è stata la prima convivenza. Ma come mai, dopo così tanto tempo, si è arrivati alla scelta di sposarsi? “Ne abbiamo sempre parlato. In occasione del mio 40esimo compleanno, è arrivata la proposta e non ho saputo dire di no. Stavamo bene insieme, abbiamo pensato fosse giusto che anche i nostri figli partecipassero a qualcosa in cui i genitori credevano. Li abbiamo resi protagonisti della giornata e sono stati molto felici ed emozionati. Il viaggio di nozze non lo abbiamo ancora fatto, ma ci porteremo dietro anche i nostri due ‘bambini’. Sicuramente”.
Un altro motivo che ha portato Silvia a convolare nozze è stato “quello burocratico. Non volevo che a gestire certe cose fosse un estraneo, uno sconosciuto. Tipo la polizza di fine vita, ma non solo. Adesso sono decisamente più tranquilla”.
Una famiglia contenta, una famiglia tradizionale, ma nata e cresciuta con la convivenza. Allietata da due ragazzini che, in più, hanno potuto partecipare al grande giorno. Insomma, alla fine, si sono rivelata tutte scelte azzeccate. E poi, diciamolo, quale donna direbbe di no al cavaliere con l’anello che, durante una cena romantica, ti regala se stesso e una vita insieme?

 

di Alessandro Pignatelli

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