Versoprobo: l’esempio virtuoso dell’accoglienza che dà lavoro a trecento persone

“Siamo tolleranti e civili, noi italiani, nei confronti di tutti i diversi. Neri, rossi, gialli. Specie quando si trovano lontano, a distanza telescopica da noi”. La citazione di Indro Montanelli è la più esaustiva per descrivere l’attuale panorama Politico e Culturale del Bel Paese. “Uno Stato in cui la classe dirigente ha smesso di parlare nelle piazze, usando i migranti come moneta di scambio per ottenere il voto anziché discutere di Welfare e Occupazione”, sottolinea Islao Patriarca, presidente della Cooperativa Versoprobo che dell’accoglienza ha fatto il proprio core business. “La nostra è una realtà giovane che impiega oltre 300 soci lavoratori la maggior parte dei quali under 35 – prosegue il vercellese – Professionisti laureati in Legge, Economia, Psicologia, Scienze Infermieristiche e non solo. Versoprobo è nata nel 2009 per mano del sottoscritto, di Mattia Beccari (oggi affermato musicista all’estero) e di Jacopo Vetrò (tutti provenienti dal campo socio-assistenziale) e, dal 2015, si occupa di migranti attraverso i Cas, Centri di Accoglienza Straordinaria”. Oggi la Cooperativa conta 29 strutture tra Piemonte e Veneto e gestisce oltre 1100 migranti. Un lavoro incompreso in Italia a causa spesso di una cattiva informazione e di uno scarso contesto culturale circostante: “Alle persone non piace ciò che facciamo – rivela ancora il 31enne – siamo vittime di razzismo al contrario. Eppure, l’accoglienza da’ lavoro e fa crescere il Pil del Paese oltre ad offrire una qualità della vita migliore per gli ospiti. Non dimentichiamoci che gli stranieri integrati che lavorano in Italia rappresentano il 5% della popolazione e non stiamo parlando dei richiedenti asilo”. Patriarca ci tiene a smentire alcuni stereotipi su questo mondo che imperversa sulle prime pagine dei quotidiani solo al negativo: “Si domanda che i richiedenti asilo vengano gestiti dal Pubblico, ma l’ipotesi non è fattibile – afferma il vercellese – Soprattutto in termini di costi; noi partecipiamo a bandi e gare e spesso si gioca al ribasso da parte dello Stato. I famosi 35 euro ci servono per le spese di gestione ordinarie delle strutture, canoni di locazione, pulizia, Tari e via discorrendo e non sono neppure sufficienti a coprire il nostro fabbisogno. Inoltre, siccome lo Stato paga a sei – sette mesi, siamo altresì costretti a fare ricorso al credito con tutte le conseguenze che ne derivano – dice ancora il 31enne – La gente pensa che il male dell’Italia sia l’immigrazione quando in realtà gli sbarchi sono notevolmente diminuiti (se non cessati) negli ultimi mesi (si parla del 2% dall’inizio dell’anno rispetto al passato), ma la ricchezza non è aumentata. Il diverso non è nemico o ostile; le comunità che hanno la fortuna di avere un Cas si sentono più sicure grazie alla presenza dei ragazzi che sono sempre ottimamente integrati. La nostra cooperativa è tra le prime dieci in Italia per servizi offerti e la prima in Piemonte ad avere una struttura per minori stranieri non accompagnati”. Punto di forza di Versoprobo è proprio la gestione in stile college dei Cas: “All’interno di essi i ragazzi studiano, fanno sport ed attività di laboratorio – spiega Patriarca – Non vengono mai lasciati da soli in quanto monitorati h24. E poi vengono impiegati in attività di pubblica utilità grazie agli accordi che da sempre sigliamo tra Prefettura e Comuni; facciamo spesso incontri tra il tessuto sociale abitativo in cui sorgono i Cas e i richiedenti asilo: la conoscenza reciproca è l’unica arma per abbattere il pregiudizio”. Patriarca pone poi l’accento su quella che risulta essere la vera piaga in termini d’accoglienza per l’Italia: il dopo Cas. “I ragazzi possono fermarsi nelle strutture per uno, tre anni al massimo – spiega il presidente della Cooperativa – Poi subentra lo Sprar. Manca un legame però con il mondo del lavoro. Questi ragazzi hanno tutti tra i 16 e i 25 anni e quando “escono” vengono lasciati completamente al loro destino. Non si tratta di lavoratori qualificati quindi non è vero che rubano il lavoro agli italiani; senza Leggi ed accordi non fanno altro che andare ad incrementare il mercato nero”. Infine non manca una stoccata al Governo appena passato: “L’accordo sottoscritto tra Gentiloni e Minniti in termini di migranti ha poco a che fare con il sentimento umano specie se pensiamo all’attività italiana in Libia dove la gente muore in prigione – conclude il vercellese – Mi auguro che presto qualcuno se ne accorga e che la situazione possa cambiare. Noi siamo fiduciosi sul futuro, facciamo un lavoro che ci rende orgogliosi e siamo partner delle istituzioni: abbiamo dato, e stiamo continuando a dare, un contributo importante sia in termine economici che di solidarietà”.

 

di Michela Trada

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