Tra andata e ritorno, i pendolari italiani impiegano di media 72 minuti, il che significa 33 giornate lavorative annue (un mese e mezzo) in più di chi non si deve spostare da casa al lavoro. Se solo si riducessero questi spostamenti da 72 a 40 minuti, si risparmierebbero ogni anno 15 giorni che, in realtà, non sono di produzione lavorativa vera e propria, ma che si impiegano nel traffico in attesa dei treni.

Di giorno, nelle 13 grandi città italiane (quelle con più di 250 mila abitanti), si passa da 9 milioni e 300 mila a 11 milioni e 450 mila persone, ossia c’è un incremento del 23%, per accogliere chi arriva da fuori per lavoro o per motivi di studio. Possiamo dunque parlare di 2 milioni e 138 mila pendolari metropolitani. A Milano ne contiamo 592 mila (il 45,4% della popolazione residente), 291 mila a Roma (10,8%), 249 mila a Napoli (25,6%), 242 mila a Torino (26,9%). Del resto, tra il 1991 e il 2006, le grandi città hanno visto un calo di residenti (-4,8%), nella prima cintura c’è stato un +9,3%, nella seconda cintura urbana del 13,8%.

L’80% dei trasferimenti avvengono tra comuni della stessa provincia, il 4% per tragitti tra regioni diverse. La distanza media percorsa è di 24 chilometri, solo il 28% dei viaggiatori supera i 25 chilometri. Impiegati e insegnanti (43%), studenti (23%) e operai (17,5%) sono le categorie che più gonfiano l’esercito di pendolari. Che usa nel 70,2% dei casi l’auto (80,7% per chi lavora, 35,7% chi studia), il treno viene usato dal 14,8% dei pendolari. Più di 1,9 milioni di persone usano in combinazione più mezzi. All’ultimo posto troviamo autobus extraurbani e corriere (10,7%, 28% per gli studenti, 5,5% per i lavoratori).

Un pendolare che usa l’auto, percorre l’autostrada e utilizza un parcheggio a pagamento, può arrivare a spendere 2.265 euro all’anno, un decimo del reddito medio dei 12 mesi. Chi usa il treno spende mediamente quattro volte meno. Gli automobilisti, tra i disagi, mettono al primo posto code e traffico congestionato (35%), poi i cantieri (18%), le difficoltà di parcheggio (7%). Per il treno, le lamentele riguardano i ritardi nella partenza (32%) e nell’arrivo a destinazione (31%).
L’indagine è stata realizzata dal Censis.

di Alessandro Pignatelli

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