Giovanni, pendolare AV: “Torino – Milano è logorante, ma è una scelta di vita”

Giovanni è un pendolare. Uno dei milioni che ogni giorno, almeno dieci volte a settimana, si fa l’intera tratta Torino – Milano. Partendo naturalmente molto presto e tornando, ovvio, molto tardi. A volte più tardi del solito per qualche ritardo, guasto, precedenza. La distanza per lui è un “male necessario”: “Non mi abituerei mai alla vita milanese, sono troppo attaccato a Torino. A Milano finirei per lavorare soltanto e per vedere solo colleghi”.
E’ sposato Giovanni, sua moglie Ada ha condiviso questa scelta del marito. Anche se significa vederlo pochissimo. Ci scherza su, lui: “Sarà per questo che non litighiamo mai e ci ‘sopportiamo’ ancora dopo 15 anni di matrimonio”. La sveglia in casa di Giovanni suona alle 6.15, alle 7.26 c’è il treno, Alta Velocità, che a Milano Porta Garibaldi arriva intorno alle 8.41. Sei minuti dopo, in teoria, c’è il passante ferroviario che riporta il pendolare qualche chilometro verso Torino, ossia alla stazione di Milano Certosa: “Da qui, ancora 15 minuti di strada a piedi per raggiungere la sede di lavoro”. Il passante non sempre è la soluzione: “Con un minimo ritardo, devo ricorrere al piano B, la metropolitana. Tre fermate della Verde, 8 della Rossa, 12 minuti a piedi nella periferia. In questo modo, riesco a entrare al lavoro tra le 9.15 e le 9.30”. Sono passate 2 ore e 20 minuti circa dal suono della sveglia.
Va un po’ meglio al ritorno: 2 ore e 1o minuti, con arrivo tra le mura domestiche intorno alle 20.30. Giusto per cena. Spiega: “Chi me la fa fare? Ripeto, sono troppo affezionato a Torino. All’inizio, ci mettevo meno di due ore, poi hanno spostato la sede di lavoro”. Dalla logistica alle sensazioni: “A me è sempre piaciuto viaggiare in treno, ti ritrovi pure con un po’ di libertà che magari non avresti stando in famiglia. Puoi leggere un libro o un giornale, navigare sul web, riflettere. E’ più stressante muoversi dentro Milano, diventa stancante”. Non tutto è rose e fiori pure a livello di famiglia: “Non litighiamo, è vero, ma un po’ la sensazione di scollamento c’è. Ti sembra di non partecipare alla conduzione della casa”. Anche perché Giovanni è anche papà: “Da quando abbiamo un figlio, pago maggiormente la mia scelta di fare il pendolare”.
Ma la vita da pendolare, in Italia, non è un continuo arrabbiarsi per i ritardi e le coincidenze perse? “Presi singolarmente, i disagi sono piccoli, ma siccome accade qualcosa ogni giorno alla fine un po’ ti senti scoraggiato. Si rischia di alienarsi. Finisci per avere sempre la faccia cattiva”.

di Alessandro Pignatelli

Rispondi