La scienza al servizio dello sport: migliorarsi conoscendo le proprie capacità

Per diventare atleti di un certo livello non basta il talento naturale. Allenamento, nutrizione, coach e convinzione aiutano la crescita delle doti e sono più che fondamentali nella riuscita dello sportivo. Gian Mario Migliaccio è il direttore scientifico di Sport Science Lab e Sport Scientist per atleti di alto profilo. Lavora a livello internazionale applicando i metodi “Evidence-Based” all’allenamento. Ha concluso e collaborato a oltre 100 studi scientifici pubblicati su Riviste e presentati ai Congressi Internazionali su Sport Science & Medicine. Ha un Network personale di 85 ricercatori, è docente universitario e un ex nuotatore di livello nazionale ed internazionale. La sua esperienza lo rende uno dei massimi esperti in tecniche di allenamento e cura dello sportivo in tutte le sue sfaccettature.
Sport e scienza: cosa li lega?
Li lega tutto. L’evidenza scientifica legata allo sport è alla base. Così come è successo per la medicina più di cento anni fa con l’applicazione dell’Evidence Based, basato sulle evidenze, con le evidenze scientifiche applicate allo sport si hanno gli stessi risultati, in termini di dose e risposta. Ovviamente bisogna applicare le evidenze scientifiche, altrimenti si rimane ancorati al secolo scorso, con l’opinione di qualche allenatore che oggi ha vinto e domani magari no. Quindi chiaramente nel mondo le evidenze scientifiche applicate allo sport hanno dimostrato e dimostrano ogni volta gli effetti fisiologici sullo stress e quindi sui risultati.
C’è un metodo scientifico per diventare un atleta?
Non c’è un metodo scientifico per farlo. C’è un metodo scientifico da applicare per cercare di fare in modo che quelle potenzialità che provengono eventualmente dalla genetica dell’atleta, siano in minima parte la chiave per dire che quell’atleta è un talento o meno, poi possono essere valorizzate al massimo. Chiaramente metodo scientifico non vuol dire aver vinto una volta con un atleta e rifacendo la stessa tabella si vince di nuovo. Quello non è un metodo scientifico, non è nulla, è solamente aver giocato così una schedina. Aver vinto, ma non capendo il metodo della vittoria. Per la probabilità è andata bene dopo di che lo rifarai altre cento volte e cento volte perderai. Quindi l’atleta va gestito in termini di risultati potenziali e questi si possono intercettare con l’evidenza scientifica, per ottenere il meglio da ognuno.
Ogni sport ha il suo metodo di preparazione oppure c’è una linea guida che accomuna tutte le discipline?
Ci sono due tipi di adattamenti che migliorano le capacità dell’atleta, che sono cambiamenti cronici a livello cellulare. Uno sono gli adattamenti centrali, gli altri quelli periferici. Che differenza c’è? I primi sono quelli cardio-circolatori quindi sono l’efficienza generale del fisico indipendentemente dallo sport che fa. Questi sono fondamentali perchè danno quell’energia per sostenere tutto il resto. Poi ci sono quelli più specifici, ovviamente quelli li devi fare con una preparazione molto più accurata. Entrambi dovrebbero andare nella stesso direzione, dovrebbero essere bilanciati ma non sono sostituibili. Molte volte invece ci sono atleti che, ad esempio, sono velocisti fanno solo attività che a loro piace, oppure perchè sono atleti che fanno sollevamento di pesi o altri sport di tecnica sviluppano fortemente quel tipo di applicazione. Il problema è che poi hanno un calo di efficienza generale perchè gli adattamenti centrali non sono stati curati. Quindi bisogna farli tutti nello stesso modo.
Quanto influisce la figura del coach sull’atleta?
La figura del coach è fondamentale. A parte l’effetto Pigmalione, dove l’atleta di deve fidare, credere in qualcuno che crede in lui, è già una chiave importante. La competenza del coach per questo millennio è sempre più fondamentale e deve essere trasversale la sua competenza perchè chiaramente non può essere uno che con il cronometro in mano dà il via dei recuperi e usa la tabella. Deve avere competenze in medicina, fisiologia, meccanica, nutrizione, psicologia e quant’altro. Non essere tuttologo ma conoscere i suoi limiti in modo tale da potersi approcciare con un collega di altra materia, che sia un medico, un fisioterapista o uno psicologo dello sport, sapendo cosa chiedere chiaramente, altrimenti sarebbe fuori dal gioco. Per cui grande competenza è richiesta.
La testa oltre che i muscoli: si può vincere prevalentemente con la convinzione?
Solamente con la convinzione no, ma vari studi scientifici hanno dimostrato che il limite della fatica può essere superato con un allenamento specifico e questo è un bel passaggio che non va bene tanto per chi non si allena, perchè hanno margine enorme prima di andare a cercare tecniche di questo tipo, sarebbe una perdita di tempo. Però per atleti di altissimo livello anche per migliorare i carichi durante l’allenamento, è una cosa da considerare. L’aspetto mentale è importante, lo psicologo dello sport penso diventerà una figura sempre più fondamentale per il futuro.
Quali sono le regole per l’alimentazione dell’atleta?
Se facciamo dei test con un atleta, io li faccio comunemente, senza entrare nel discorso supplementazione, integratori, ecc, che non è proprio mia area di interesse, vediamo che c’è un problema di fondo di mancanza di controllo di quanto sia importante l’’alimentazione per un atleta. Non è un problema di bilanciato o non bilanciato, il problema è che proprio mangiano male, si dimenticano totalmente le cose, mangiano a gusto e poi si ricordano il giorno prima della gara o il pasto prima della gara cosa devono fare. Purtroppo non è quello il concetto, quello che dobbiamo far passare come argomento è che ovviamente la nutrizione va allenata, così come l’allenamento nello sport. Perchè se il carburante che devo usare è aerobico o anaerobico, piuttosto che di potenza, alla fine non c’è l’ho perchè l’atleta non ha mangiato carboidrati, piuttosto che grassi e proteine. Chiaramente è tutto teorico, un modello che non funzionerà e soprattutto si andrà verso un modello non virtuoso, in sovrallenamento costante che poi porterà ad un over training, verso l’atleta. La nutrizione è alla base.
Esiste un’età adatta per iniziare a fare sport con metodo?
Certo. Sempre. Subito. Sarebbe meglio iniziare a fare sport con dei professionisti a partire dai primi anni di vita, intendo laureati in scienze motorie, così come non accade. Quindi scuola materna, primaria e secondaria dovrebbero fare attività fisica fatta bene. Sfortunatamente nella scuola primaria e secondaria non ci sono laureati in scienze motorie, quindi i ragazzi se non faranno sport troveranno il primo laureato in scienze motorie in prima media. È abbastanza tardi per cui ai genitori do il grande consiglio di fare attività fisica con un esperto, in una società sportiva. Ovviamente fatto nel miglior modo con i limiti fisiologici dell’atleta, che non è un piccolo uomo ma deve fare quello che serve a lui man mano, senza spaventarsi di fare cose sbagliate o meno. Serve un professionista, non un ragazzino messo magari lì a fare delle cose. Quindi attenzione genitori anche perchè un bambino in sovrappeso o obeso, ormai ci sono studi che lo dimostrano, ha le aspettative di vita ridotte. Per cui non è più un gioco, il bambino va educato allo sport subito.

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