PePendolare sui Regionali, Maria Lucia si sfoga: “Fs ci tratta male”ndolare sui Regionali, Maria Lucia si sfoga: “Fs ci tratta male”

La sua professione la porta ad avere orari difficili da gestire. Dottoressa, spesso di turno, si sposta però con il treno da Narni Scalo a Roma. E non esita a parlare di odissea, ogni giorno, Maria Lucia: “Di cose da raccontare ce ne sarebbero tante. Ci sono quelle all’ordine del giorno, ossia la sporcizia che regna sovrana sui Regionali. Poi ci sono cose che dovrebbero essere straordinarie e invece finiscono per diventare ordine del giorno, ossia la soppressione di alcuni treni”. Un episodio in particolare, recente, ha fatto davvero innervosire la dottoressa di medicina interna: “Siamo partiti, ma dopo pochi chilometri ci siamo fermati. Il capotreno ci ha detto che c’era un guasto e che potevamo salire su un altro regionale, fermo. Peccato che ci fossero tre vagoni in meno del nostro e fosse già pieno. I finestrini erano bloccati. Stavamo stretti come sardine. Arriviamo a 25 minuti di ritardo, sempre fermi. Chiediamo al capotreno più volte quando si parte e, a sorpresa, ci avverte che anche quel convoglio era stato soppresso”.
Cose da pazzi, o cose da Italia pendolare: “C’erano studenti e persone che lavorano. Chi poteva telefonava per avvertire. Cosa che ho fatto anche io. Non sapevamo che fare”. Il finale è tragicomico: “L’avventura è terminata riprendendo il treno per tornare a casa. Ho perso la giornata di lavoro. Gli unici felici, forse, saranno stati gli studenti che hanno perso un giorno di scuola”.
Si potrebbe protestare, ma servirebbe? “Da quando hanno messo i treni ad Alta Velocità, chi abita nei paesi ha meno soluzioni. Ci trattano davvero come passeggeri di serie B, eppure paghiamo anche noi l’abbonamento e il biglietto”. Che fare, allora? “Penso che prima o poi cercherò casa a Roma. La situazione è peggiorata. Quando facevo l’università, si viaggiava meglio o forse io ero più rilassata. Pare che alle Ferrovie Italiane non interessi incentivare gli spostamenti sui loro treni, perlomeno su quelli più lenti. I bagni sono o rotti o inservibili. In certe ore della giornata, ho anche paura e un controllore non si trova neanche a pagarlo. Sono solerti, invece, nelle ore di punta a passare per chiedere il biglietto”.
Maria Lucia, a proposito di sicurezza, ha un altro aneddoto da raccontare: “Stavo tornando dal lavoro, era tardi ed era inverno. Ero in un vagone praticamente vuoto. A un certo punto, sale un uomo e si siede di fronte a me. Già mi sono preoccupata un po’ perché, ripeto, poteva sedersi dove voleva. Inizia a chiedermi qualcosa, gli rispondo gentilmente. Poi, però, si fa più insistente: voleva sapere dove abitavo, se ero sposata. Ho fatto finta di dover andare in bagno e sono andata in un altro vagone, dove c’erano altre persone. Ma pochi minuti dopo è arrivato anche lui che mi aveva seguito. Ero terrorizzata. Fortunatamente, qualche stazione dopo, sono saliti due agenti della polizia. E quell’uomo si è dato una calmata. Ma me la sono vista brutta. Pensavo: e se ora l’approccio diventa fisico? E se quando scendo, mi segue? Solo che i miei orari sono questi, non posso cambiarli”.

di Alessandro Pignatelli

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