Storia vicina eppure così lontana

Imparare dalla Storia per far sì che certe situazioni non si ripetano. E’ questo l’insegnamento che ci dovrebbero dare la Cultura e l’Istruzione. Già, dovrebbero. Perché il sistema scolastico italiano non lo consente. In che modo verrebbe da dire? Con programmi risalenti all’età della pietra (in tutti i sensi) e a dir poco anacronistici. Provate, infatti, a chiedere ai vostri figli (o a giovani alunni delle Medie) per quale motivo non si va a lezione il 25 aprile o il 2 giugno. Provate a chiedere loro (in questo caso saliamo pure anche alle Superiori e in qualche Università) chi erano Aldo Moro, Peppino Impastato e il generale Dalla Chiesa. Gli Italiani stanno perdendo a poco a poco le loro radici perché gli anni passano, ma le narrazioni e le testimonianze non restano. Sappiamo tutto sui Fenici, gli Egizi e l’impero Romano, qualcosa sulla Prima Guerra Mondiale e il Fascismo, poco o niente della Liberazione e della Guerra Fredda. Quella che viene definita “Storia Contemporanea” si ferma, infatti, ai primi anni Cinquanta o poco più. Ho provato io stessa, sulla mia pelle, la difficoltà nel reperire dai cassetti della memoria qualcosa sul terrorismo rosso. Faccio parte della cosiddetta generazione anni 80’ eppure la mia formazione proprio sul quell’arco temporale è assai scadente (premetto che sono sempre stata una super secchiona). Per formare la classe imprenditoriale e dirigente di oggi la Cultura è imprescindibile ed un popolo che dimentica le sue radici così vicine non può andare lontano. Forse sarebbe davvero l’ora di rimettere mano al mondo scuola, non tanto per togliere le lezioni al sabato ed eliminare i rientri pomeridiani, quanto per educare quel briciolo in più.

 

Michela Trada

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