Tornare in pedana a 40 anni: la storia di Assunta

E’ proprio vero che quando una passione è grande non ha né età, né barriere. Assunta Legnante torna in pedana a 40 anni. La campionessa paralimpica del getto del peso ha infatti deciso di tesserarsi con l’ACSI Italia Atletica per rientrare alle gare dopo una pausa di due anni. La lanciatrice, sofferente fin dalla nascita di un glaucoma agli occhi, nel 2009 purtroppo è diventata cieca totalmente. Ora, però, è pronta per una nuova avventura agonistica. Ecco allora che si attende la “prima” della seconda parte della carriera sportiva di un’atleta da albo d’oro: Rieti il 26 maggio nei Societari Assoluti, è l’appuntamento atteso. Nata a Frattamaggiore, Napoli, il 14 maggio 1978, la Legnante ha cominciato a mettersi in luce fin da giovanissima vincendo il bronzo ai Campionati Europei Juniores di Lubiana nel 1997. Nella sua carriera spicca l’Oro ai Campionati Europei Indoor di Birmingham nel 2007 insieme alla vittoria ai Giochi del Mediterraneo del 2001 e agli argenti sempre agli Europei Indoor nel 2002 e ai Giochi del Mediterraneo 2009. Attualmente detiene il record Italiano Indoor con la misura di 19,20 metri ottenuto a Genova il 16 febbraio 2002. Con il Comitato Paralimpico ha vinto sette medaglie d’oro di cui due alle Olimpiadi di Londra 2012 e Rio 2016, tre ai Mondiali di Lione 2013, Doha 2015 e Londra 2017 e due agli Europei 2014 di Swansea dove ha trionfato anche nel Lancio del Disco.
Quando hai iniziato a praticare sport?

A scuola. Io ho iniziato attraverso i vecchi Giochi della Gioventù. Ho sempre giocato a pallavolo, poi sono stata catapultata nel mondo del getto del peso. Ci si è accorti che lanciavo forte e che c’erano buone potenzialità.

Come si è evoluta la tua malattia?

Il mio è un problema congenito. Fino a quando non ho perso la vista ho fatt le cose normali, ho studiato, ho fatto tutto. Fin da piccola sono entrata ed uscita dagli ospedali per cercare di non perdere del tutto la vista. Nel 2009 mi sono fermata perchè il mio campo visivo si stava restringendo. Fino al marzo 2012 ho tentato con nuove operazioni agli occhi, ma questi alla fine si sono spenti.

Quale è stata la tua gara più bella?

Difficile trovare la più bella. Sicuramente c’è quella dell’indoor europeo di Birmingham nel 2007, ero all’apice della mia carriera, oppure a Londra quando ho ricominciato ad essere atleta. La cosa più emozionante è non vedere, ma sentire, entrando in pedana, tutto il forte vocio del pubblico numeroso che è lì a vedere le gare.

Quali sono i tuoi progetti?

Di sicuro gli Europei Paralimpici di Berlino di quest’anno. Ora faccio parte del mondo dei non vedenti e paralimpici, so quali sono i miei limiti e le mie possibilità. Anche l’età avanza e le misure sono quelle.

Avendo iniziato a fare sport a scuola, quanto è importante coltivare un vivaio di potenziali atleti già dall’età scolare?

Io sono un esempio: la scuola mi ha dato una mano con i Giochi della Gioventù, che ripristinerei subito. Nel mio paese non c’erano società sportive, a vent’anni mi sono trasferita nelle Marche per fare sport. La scuola dovrebbe essere il primo luogo di reclutamento. Sì, i progetti sono tanti ma non vedo un futuro molto roseo. Si deve iniziare dalle scuole elementari. Lo vedo con i miei figli che hanno sette e sei anni: quello che viene fatto a scuola serve solo per farli muovere un po’ e svagare. Ci sono certo dei giochi studenteschi, ma non sono come prima. Si dovrebbe lasciare più spazio alle società sportive del territorio, farle entrare nelle scuole per far conoscere le varie discipline.

di Deborah Villarboito

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