Treni e pendolari: un esercito di 5 milioni e mezzo al giorno

Ogni giorno, in Italia, sono cinque milioni e mezzo le persone che prendono il treno per andare al lavoro o per motivi di studio. Possiamo racchiuderli in un’unica categoria, quella dei pendolari. Il numero è in costante aumento, nonostante le ferrovie italiane non siano certo tra le più puntuali. Tra il 2016 e il 2017, infatti, i passeggeri sono stati 11 mila in più al giorno. Circa la metà viaggia sui regionali (2,8 milioni di persone). Ci sono poi 40 mila pendolari che utilizzano ogni giorno l’intercity, 170 mila che usufruiscono dell’alta velocità (160 mila a bordo delle Frecce, gli altri con Italo).

Dei cinque milioni e mezzo di viaggiatori quotidiani, 712 mila utilizzano in Lombardia un convoglio Trenord, 207 mila un Cti in Emilia Romagna, 190 mila i servizi Atac del Lazio, 154 mila l’Eav della Campania. Nelle altre regioni, Trenitalia ospita a bordo 1,37 milioni di persone.

Parlavamo di numeri in crescita. E pure dei tempi che, nonostante i treni si siano velocizzati, oggi sono più lunghi di una volta. Pensate: negli Stati Uniti siamo a 26,4 minuti di media di pendolarismo, +21 per cento rispetto al 1980. A Londra e Manchester, in Inghilterra, quelli che talvolta paiono viaggi della speranza, tra casa e lavoro, durano di media 85 minuti. In tanti, a causa dell’aumento del prezzo delle case nel centro di Roma, Milano, New York, Londra e Pechino, hanno dovuto prendere un appartamento in periferia, quando non in un’altra città o in campagna, dove il costo della vita è più umano. Quindi, l’uso del treno (e della macchina) diventa indispensabile.

Legambiente ha constatato che la linea peggiore in Italia è quella che collega Roma a Ostia Lido. Anche se in parecchi potrebbero obiettare che ogni giorno è una guerra pure su altre linee. Su internet, sono nati diversi blog che raccontano esperienze dal ‘fronte’ o che raccolgono minuziose statistiche sui ritardi dei nostri treni. Nell’ultimo mese, per esempio, scopriamo che il numero 3776 (da Palermo Centrale a Messina Centrale delle ore 8.33) ha vinto la medaglia d’oro con un ritardo di ben 1.657 minuti complessivi. Sul podio, poi, il treno numero 2279 (1.510 minuti di ritardo, da Milano Centrale a Bologna Centrale delle 13.20) e il numero 294 (1.500 minuti di ritardo totali, da Roma Termini a Tarvisio Boscoverde delle 18.58).

Il treno che unisce Palermo a Messina, su 19 corse monitorate, in 18 è arrivato in ritardo. Una volta in anticipo. Il ritardo minimo di una corsa, -3 minuti; 182 minuti è durato il viaggio più lungo, 173 è la durata media. Il ritardo massimo di una corsa è stato di 20 minuti. Secondo l’ultima Relazione sulla qualità dei servizi di Trenitalia, relativa al 2015, anche se i treni con più di un’ora di ritardo sono stati meno dell’1 per cento per tutte le categorie di treni, la stragrande maggioranza dei treni italiani sono puntuali, ma secondo il criterio per cui sono ritenuti puntuali tutti i treni che arrivano entro 15 minuti dall’orario di arrivo previsto. Il 91,6 per cento dei treni di media e lunga percorrenza (quindi tutti i Frecciarossa, i Frecciargento, i Frecciabianca, gli InterCity e InterCity Notte) del 2015 sono arrivati puntuali. Se si considerano i soli regionali, la percentuale sale al 97,9. Per capire se significa che i treni italiani sono puntuali o meno è utile fare un confronto con i treni europei.

La Spagna è uno dei Paesi con una grande rete ed è quello in cui si verificano meno ritardi: più del 95 per cento dei treni è puntuale. Secondo lo Study on the prices and quality of rail passenger services inglese, sempre tra i Paesi con grandi reti ferroviarie, la Germania e l’Italia sono quelli in cui ci sono più ritardi sui treni a lunga percorrenza: in entrambi i paesi meno del 75 per cento dei treni sono stati puntuali nel 2014. Ma i ritardi italiani e quelli tedeschi sono diversi: in Germania un treno è considerato in ritardo se raggiunge la stazione d’arrivo dopo 5 minuti e 59 secondi o più rispetto all’orario previsto, in Italia la soglia è, come detto, 15 minuti. A giudicare dai dati di Trenitalia per il 2015 sembra che la puntualità sia poi aumentata, anche se ancora non ci sono dati per il 2016. Nel 2014 solo in Ungheria e in Slovenia i treni regionali e locali sono stati più in ritardo che in Italia. Lo studio rivela anche che dal 2012 al 2014 la frequenza dei ritardi dei treni italiani, di tutti i tipi, è molto aumentata in percentuale. Un altro demerito dei treni regionali e locali italiani è che sono stati tra i più cancellati in Europa nel 2014, dopo quelli ungheresi e lituani. Facciamo un paragone, infine, con un episodio di cronaca recente. In Giappone, l’azienda ferroviaria nazionale si è scusata con gli utenti perché un suo treno è partito con 25 secondi di anticipo, “arrecando disagi alla clientela”. Il Giappone è davvero lontano, in tutti i sensi.

di Alessandro Pignatelli

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