Treni italiani: economici e sicuri, ma poco usati

Quanto costa viaggiare in treno? L’Unione Europea ha stabilito, con lo Study on the prices and quality of rail passenger services – pubblicato ad aprile del 2016 – che i nostri treni sono tra i più economici del Vecchio Continente. Sia quelli a breve sia quelli a lunga percorrenza, sia quelli dell’alta velocità. Una bella sorpresa, insomma. Germania, Francia, Spagna e Regno Unito chiedono di più ai passeggeri delle ferrovie per spostarsi. Non solo: da noi esistono gli sconti per l’alta velocità, cosa inconcepibile in Gran Bretagna.
Continuiamo a parlare di alta velocità: il prezzo più basso in assoluto in Europa è per Ntv, ossia Italo. Acquistando alcuni biglietti una settimana prima del viaggio, si spendono 0,05 euro al chilometro. Solo il Belgio, tra i sette Stati europei che hanno l’alta velocità, riesce a fare meglio, e la Francia, ma solo se si comprano andata e ritorno insieme. Ntv resta però il più economico a una settimana dal viaggio programmato.
I pendolari sono però più interessati a sapere qual è la situazione dei regionali. Pendolaria, campagna di Legambiente su treni regionali e locali italiani, ha stabilito in quali regioni i biglietti sono aumentati di più dal 2010 al 2016. Al primo posto c’è il Piemonte, +47,3%, poi la Liguria, +41,24%. Sardegna (+9%), Molise (+9%) e Sicilia (+7,7%) sono invece le regioni dove il biglietto dei regionali è aumentato di meno.
La rete ferroviaria italiana è lunga 17 mila chilometri; il rapporto tra ferrovie e rete autostradale è più alto che in Spagna e poco più basso che in Francia. Come dire che non abbiamo poche linee ferroviarie, considerando la conformazione territoriale dello Stivale. Noi, però, usiamo il treno di meno che i tedeschi, i francesi i britannici. Nel 2014, il numero di chilometri percorsi in media da un cittadino britannico è stato di 1.005, di un tedesco 1.126, di un francese 1.359, di un italiano appena 804. Pure in Austria, Svezia e Danimarca si viaggia di più in treno rispetto a noi. Il che ci porta invece a usare di più auto e pullman di Francia, Germania e Polonia, dove però si viaggia di meno in generale. Il motivo? Le infrastrutture e pure la cultura. Per molti anni, infatti, in Italia si è puntato sul miglioramento di strade e autostrade, mettendo in disparte i binari. Ci sono stati poi gli incentivi per acquistare nuove auto (come la rottamazione e i contributi spettanti).
Negli ultimi anni, con la nascita dell’alta velocità, l’Italia ha un po’ aumentato i minuti passati sui treni. Però sono diminuiti i servizi degli altri convogli. Pendolaria ci fa sapere che in 15 regioni sono stati aboliti buona parte degli intercity e dei regionali. Secondo lo Study on the prices and quality of rail passenger services, l’Italia ha il primato europeo per la frequenza di treni disponibili ogni giorno, sia nelle tratte ad alta velocità sia in quelle a lunga percorrenza. Lo stesso studio, però, fa sapere che la frequenza è molto più bassa per i regionali rispetto alla maggior parte degli altri Paesi europei: meno di 20 al giorno tra due stazioni contro una media di 80 in Svezia e di più di 40 in Germania.
Se non altro, noi possiamo fregiarci di avere una delle reti ferroviarie più sicure d’Europa. Secondo Eurostat, che dispone dei dati fino al 2015, nel Vecchio Continente c’è stata costantemente maggior sicurezza di anno in anno, fino al 2013. Il numero di incidenti, esclusi i suicidi, in cui ci sono stati morti e feriti è tuttora in diminuzione, ma nel 2014 e nel 2015 ci sono stati più incidenti. Più del 60 per cento delle persone morte in un incidente ferroviario, in Italia, si trovava accidentalmente vicino alla rotaie nel momento sbagliato; il 29 per cento era a un passaggio a livello. I suicidi sono il 72 per cento tra il 2012 e il 2014 nei Paesi europei. Nel 2015, la Polonia è stato il Paese con più incidenti (639), poi la Germania (363), l’Ungheria (158), la Francia (150), la Romania (141) e l’Italia (121).

di Alessandro Pignatelli

 

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