House sharing e vacanza fai-da-te: l’Italia si apre lentamente

Siti e piattaforme di house sharing. Da una decina d’anni, in Italia, si viaggia anche così. Cercando online chi condivide l’abitazione per periodi più o meno brevi. Nel nostro Paese, a fare la parte del leone è Airbnb, che ha visto una crescita esponenziale. Arrivando a colonizzare i centri storici delle città in cui opera, da Nord a Sud.
In un anno, a Bologna sono aumentati, passando da 1.095 a 2.577, a Milano da 9.491 a 13.159, a Roma da 15.044 a 21.687, a Torino da 1.160 a 3.202, a Napoli da 1.271 a 4.058. Numeri giganteschi. Su Airbnb, talvolta, arrivano annunci di case intere messe in condivisione, con punte dell’80% a Matera e del 79% a Verona. Le proporzioni nei centri storici: il 18% è in house sharing a Firenze, il 25% a Matera, l’8% a Roma.
Da questo boom immobiliare, però, non ci guadagnano in tanti. Chi lo fa, però, arriva a grandi guadagni. Esempi: a Firenze, gli host in media incassano 5.314 euro, ma uno è arrivato a 700.672; a Milano la media è di 1.613, ma uno è arrivato a sfondare mezzo milione di euro. Questi pochi che ottengono guadagni da capogiro non sono le famiglie che vogliono condividere la loro vita quotidiana con i turisti, ma agenti immobiliari e specialisti del mattone.
Altre piattaforme che forniscono lo stesso servizio di Airbnb sono HomeAway, Housetrip e Wimdu. In totale, il 39% degli italiani è pronto a condividere la propria casa con nuovi ospiti, mettendo a disposizione spazi e ambienti. Il 13% lo vede come un buon modo per integrare il reddito, l’11% per fare nuove conoscenze, il 16% pensa che lo farà in futuro. Il dato è interessante se consideriamo che per il 71% degli italiani il focolare domestico è ancora il luogo dell’intimità, così come un bene affettivo (46%), da trasmettere ai figli (21%). Il 62% ritiene che gli italiani siano più legati a casa di quanto lo siano all’estero.
L’house sharing sta dunque prendendo piede in Italia, ma restano dei problemi. Il 46% è restio ad aprire la porta di casa a un estraneo, il 25% ha paura dello sconosciuto che entra in casa. Un 21% è categoricamente contrario a questa pratica. Il 59% teme di ospitare persone maleducate o poco rispettose, il 36% ha paura di perdere la privacy.
Oltre alla piattaforme di house sharing, ci sono numerosi siti che permettono di organizzarsi il proprio viaggio e la propria vacanza autonomamente. Segnaliamo tra gli altri Zaptravel (10 milioni di rotte aeree, 2 mila destinazioni, 10 mila ispirazioni di viaggio, 15 mila eventi, 400 mila hotel), Routehappy (miglior prezzo e durata del volo, ma anche i servizi che una compagnia aerea propone rispetto a un’altra), TheSuitest (l’hotel giusto per le esigenze di chi cerca, raffronto con altre strutture che propongono le stesse cose), Peek.Com (agenzia di viaggio e agenzia turistica), Find My Itin (Ispirazioni, creazione di itinerari e condivisione, le esperienze di altri viaggiatori), Prontohotel (motore di ricerca adatto alle tue esigenze dove è possibile confrontare centinaia di siti di prenotazione tutte le tariffe disponibili e scegliere l’hotel ideale all’offerta migliore).

di Alessandro Pignatelli

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